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Tiro con l’arco: Michele Frangilli e quel magico 10…

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Londra, Lord’s Cricket Groud, 28 luglio 2012. Sono passate da poco le 19, ora italiana. Una freccia, un’unica freccia per decidere la finale olimpica maschile a squadre di tiro con l’arco. Michele Frangilli, 36enne di Gallarate, prende posizione a cavallo della linea di tiro.

A 70 metri da lui, un paglione, sagomato. Il centro è di colore giallo, ma potrebbe non bastare. La squadra italiana, per vincere, ha bisogno di un 10, quindi di far entrare il dardo nella circonferenza più piccola. Tutto è fermo, finché la corda dell’arco non vibra. Alcuni istanti di silenzio, il fiato sospeso fino a quando una voce rompe l’aria: “Ten!”. Dieci. È oro, un oro storico, arrivato per pochi, anzi pochissimi millimetri. La freccia in questione, infatti, ha colpito la riga che divideva il nove dal dieci, la vittoria dallo spareggio, un incerto spareggio, che avrebbe potuto portare la medaglia più pregiata lontana, negli Stati Uniti. 219-218, questo il punteggio finale a favore degli azzurri. Mauro Nespoli, Marco Galiazzo e il già citato, ed eroico, Frangilli.

Una gara regolare, per il team azzurro, che ha sempre ottenuto degli score compresi tra 216 e 220 in tutta la fase finale del torneo olimpico. A farne le spese, nell’ordine, Taipei, Cina, Messico e USA. Una cavalcata straordinaria per il terzetto azzurro, formato da tre persone normalissime. Probabilmente l’emblema olimpico: per far risuonare l’inno di Mameli non han certo voluto ingaggi milionari o sponsor di prim’ordine. Non rappresentano la categoria dei superuomini, probabilmente, ma di quei chili in più non si vergognano di certo. Tre uomini come noi, che hanno inseguito un sogno per anni e anni,  senza mai vedere la luce della ribalta. Poi, d’un tratto, sono sul tetto del mondo. Una questione di millimetri, ma tutta l’Italia ha esultato con loro, per un dieci che è entrato nella storia.

gianluca.santo@olimpiazzurra.com

Foto: sevenarrows.it

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