F1, GP Bahrain 2017: la penalità (giusta) comminata a Lewis Hamilton non cambia le carte in tavola, la Ferrari avrebbe vinto comunque

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Sebastian Vettel vince in Bahrain la sua terza gara stagionale e deve ringraziare diverse cose: la sua vettura, veramente competitiva, la strategia del suo muretto box e la sua guida. No, la penalità di 5 secondi comminata a Lewis Hamilton non ha inciso o, quantomeno, non è stata decisiva ai fini del successo finale.

Andiamo con ordine. Sebastian Vettel rientra per il suo cambio gomme al giro numero 11, tutti gli altri attendono qualche minuto. Alla quattordicesima tornata, visto il ritmo incredibile del tedesco, gli avversari decidono di correre ai ripari. Lewis Hamilton, però, imboccando la pit lane rallenta in maniera eccessiva (per dare tempo al suo team di effettuare il cambio gomme a Valtteri Bottas e non fermare la sua W08 per troppo tempo) e blocca alle sue spalle Daniel Ricciardo. Errore grave. Ammesso anche dal pilota inglese.

Un caso limite, per così dire, che non capita spesso di vedere nei GP, ma che, regolamento alla mano, non fa una grinza. Cinque secondi che non hanno rovinato la gara di Hamilton, ma che gliel’hanno messa in salita. Il divario che aveva accumulato in pista, sommato alla penalità, parlava di 19 secondi al suo ultimo rientro in pista dopo la seconda sosta ai box.

Un gap impossibile da colmare, ma che il tre volte campione del Mondo si è impegnato a ridurre, superando il compagno Valtteri Bottas a velocità doppia. Ma non vedendo mai da vicino Vettel, prima di ammirarlo, suo malgrado, esultare sul gradino più alto del podio.

Cosa significa tutto ciò? Che la Ferrari oggi, o meglio Vettel, dato che Kimi Raikkonen appare davvero in un momento scadente di forma, ha vinto con pieno merito in Bahrain. Anzi, con il senno di poi, il rimpianto arriva pensando alla Safety Car di Shanghai, che ha tolto alla Ferrari la possibilità di una tripletta che, prestazioni alla mano, era assolutamente possibile.

Alessandro.passanti@oasport.it

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