Sci di fondo, Italia dipendente da Federico Pellegrino. De Fabiani va recuperato, in attesa di nuovi ricambi

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L’Italia ha ottenuto il miglior bottino possibile ai Mondiali di sci di fondo a Lahti, un oro nella sprint ed un argento nella team-sprint. Un bilancio eccellente, considerando che le ambizioni da podio alla vigilia della rassegna iridata erano appena due, dunque entrambe capitalizzate.

Sebbene ancora 26enne, Federico Pellegrino è entrato ufficialmente tra i grandi dello sport italiano. Il titolo conquistato a Lahti va ad aggiungersi alla Coppa del Mondo sprint conquistata nella passata stagione, per la quale si trova anche in lizza per il bis. Il fuoriclasse di Nus rappresenta la stella polare del movimento ed ora punterà con decisione alle Olimpiadi Invernali del 2018, dove potrà giocarsi la carta migliore di medaglia nella staffetta a coppie in tecnica libera (la sprint individuale, invece, sarà in tecnica classica, dove comunque l’aostano ha compiuto passi da gigante, pur pagando ancora dazio nella scivolata-spinta rispetto ai colossi del Nord Europa).

Pellegrino, ora più che mai, dovrà rappresentare un esempio per la crescita dei più giovani. Il Bel Paese ha bisogno di nuovi protagonisti da affiancare alla proprio totem. La missione numero uno dello staff tecnico sarà recuperare Francesco De Fabiani. Il 23enne ha vissuto una stagione da incubo: prima non era riuscito a smaltire l’enorme carico di lavoro sostenuto in estate, poi è stato colpito da un attacco influenzale proprio alla vigilia dei Mondiali. L’aostano dovrà in primis eliminare le scorie mentali di un anno da dimenticare e farne tesoro per il prosieguo di una carriera ancora lunghissima. Il talento non si discute e, solitamente, i fondisti italiani raggiungono l’apice della carriera nelle lunghe distanze intorno ai trent’anni.

La rassegna iridata finnica potrebbe aver segnato uno spartiacque nella carriera di Giandomenico Salvadori. Il decimo posto nello skiathlon rappresenta un risultato bel al di sopra delle aspettative per un ragazzo ancora giovane (classe 1992) e con buoni margini di crescita. Una pedina che, in futuro, potrebbe rivelarsi determinante per le ambizioni della staffetta.

Pur in una stagione sottotono, Dietmar Noeckler non ha tradito nella gara più importante, conquistando un argento inatteso nella team-sprint con Federico Pellegrino. A 28 anni l’altoatesino è ormai il ‘veterano’ del gruppo, a testimonianza di una buon base di partenza su cui lavorare non solo verso le Olimpiadi del prossimo anno, ma anche del quadriennio successivo.

Qualcosa inizia a muoversi anche tra i giovanissimi. Al ct Giuseppe Chenetti piace molto il 20enne Michael Hellweger, già vicino alla convocazione per i Mondiali. Da seguire, poi, anche Simone Daprà (classe 1997) e Luca Del Fabbro (1999), quest’ultimo probabilmente uno dei prospetti più interessanti in assoluto.

Insomma, ad oggi le speranze di medaglia nei grandi eventi poggiano in toto su Federico Pellegrino. Non è escluso, tuttavia, che le frecce nell’arco azzurro possano aumentare in tempi brevi.

Più delicata la situazione in campo femminile, dove pure si sono intravisti tangibili miglioramenti nell’annata in corso, anche se la distanza dalle nazioni di riferimento resta siderale. Anche in questo caso dal vivaio stanno emergendo ragazze come Caterina Ganz, tra le più positive in Finlandia, Ilenia Defrancesco ed Anna Comarella, sulle quali bisognerà costruire l’Italia di domani.

federico.militello@oasport.it

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