Motomondiale, MotoGp 2017 – I favoriti: sarà lotta tra Marquez e Vinales? Rossi attardato è chiamato a crescere in fretta. Lorenzo e Ducati ancora troppo acerbi?

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Con la conclusione dei test in programma nello scorso fine settimana, in Qatar, il pre-stagione della MotoGp è ufficialmente terminato. Da ora in poi si farà sul serio, senza più tanto tempo per sperimentare e provare, ma con la necessità di fare risultati e punti importanti, in modo da raggiungere l’obiettivo che piloti e case si sono prefissati in questo Mondiale 2017. Chiaramente, gli appassionati sono soprattutto curiosi di vedere se ci sarà una lotta serrata per il titolo di campione del mondo della categoria, e chi potrà giocare un ruolo da protagonista in essa. Tenendo in considerazione le prove fin qui disputate, proviamo a fare un “borsino” dei principali candidati. 

Marc Marquez: il 24enne spagnolo, campione del mondo in carica, parte con i naturali gradi di favorito. Questo perché è titolare dell’iride in palio ogni anno nella MotoGp, ma soprattutto per via del fatto che, avendo già vinto molto nella sua relativamente breve carriera, sa cosa serve per conquistare i successi. In più, l’affiatamento con la sua Honda sembra essere migliore a questo punto dell’anno, rispetto a quanto non lo fosse nel pre-stagione 2016: pur essendoci ancora qualche dettaglio da sistemare, dal punto di vista aerodinamico ed elettronico, i test sono andati complessivamente meglio rispetto ad un anno esatto fa, in cui Marquez faticava ad essere competitivo anche solo sul giro singolo, punto forte che generalmente non ha mai rappresentato un grattacapo per il campione di Cervera. In questo “inverno”, lo spagnolo si è concentrato molto su un lavoro “oscuro”, dimostrandosi sovente il più veloce in proiezione-gara (Malesia ed Australia), o tra i più veloci nonostante una sessione di test non completamente soddisfacente (Qatar). In più, il Marquez versione 2016 ha dimostrato una maggiore maturità nella gestione delle corse, sapendo anche fare il ragioniere nelle giornate meno proficue dal punto di vista del potenziale personale, accontentandosi del piazzamento invece di rischiare più del dovuto al fine di ottenere la vittoria.

Maverick Vinales: nei test pre-stagione 2017 ha fatto spavento, sin dalla prima volta in cui si è messo alla guida della Yamaha M1 a Valencia, lo scorso Novembre. E, se fino all’Australia aveva dimostrato una incredibile velocità sul giro singolo, lasciando qualche perplessità sul ritmo in un arco di passaggi più ampio, nelle simulazioni effettuate nell’ultima sessione in Qatar si è dimostrato estremamente consistente anche da quel punto di vista, battendo con regolarità tempi che altri piloti faticavano a raggiungere come migliore prestazione personale. Le credenziali, dal punto di vista del talento e della fame di vittoria, ci sono. Bisognerà vederlo alla prova di una competizione che si presumerà tirata dalla prima all’ultima gara, ed in cui i margini di errore sono estremamente bassi. Questa sembra essere, al momento, la più grande incognita del 22enne spagnolo: non avendo mai lottato per un titolo in MotoGp, ricoprendo fino ad ora “solo” il ruolo dell’outsider di lusso in Suzuki, è da verificare la sua tenuta nell’arco della singola gara e dell’intera stagione. 

Valentino Rossi: a memoria, difficile ricordare un pre-campionato più complesso ed avaro di soddisfazioni per l’italiano, se si escludono i due risalenti alla infelice parentesi in Ducati. Come traspare dalle parole dello stesso pluricampione del mondo, il feeling con la nuova M1 non è ancora decollato, faticando a trovare il 100% del potenziale della moto tanto sul giro singolo quanto, soprattutto, in ottica passo gara, tanto da “sognare” un ipotetico, quanto impossibile, ritorno alla versione 2016 della Yamaha. Insomma, l’impressione è che Valentino arrivi non preparato a dovere al Mondiale 2017, nell’ottica di provare a lottare per il titolo, se paragonato ai due avversari succitati, che hanno avuto un pre-stagione decisamente più solido e convincente. Rossi ha dimostrato, negli anni, di saper crescere con il passare delle gare, ha talento ed esperienza necessari per gestire una situazione non facile, ma allo stesso tempo non può permettersi di concedere troppo vantaggio a due piloti così in palla come Marquez e Vinales. Perché correre per recuperare punti non è mai facile, e lo si è visto anche nel 2016, laddove ha commesso qualche errore di troppo che, di fatto, gli ha precluso ogni possibilità di impensierire seriamente lo spagnolo di Honda in ottica campionato.

Jorge Lorenzo: l’inserimento dello spagnolo di Ducati tra i favoriti è, a dire il vero, più che altro un omaggio al suo valore ed all’importanza del passaggio storico alla casa italiana, dopo una esperienza lunghissima in Yamaha. Se dovessimo guardare a ciò che ha detto la pista, infatti, Jorge è ancora lontano dall’aver espresso appieno il suo potenziale con la moto di Borgo Panigale, come lui stesso ha candidamente ammesso al termine della sessione di test in Qatar. Allo stesso tempo, il punto interrogativo riguarda anche l’effettiva prontezza di Ducati a poter essere competitiva su ogni tipologia di pista: se in Malesia e soprattutto Qatar, ovvero tracciati con staccate importanti, lunghi rettilinei e curve a raggio alquanto ampio (specie la seconda) la moto si è ben comportata, in Australia, su un circuito con tanto guidato tortuoso, sono arrivate maggiori difficoltà, per quanto in ognuna delle tre occasioni vi sia sempre stata una confortante crescita degli ufficiali con il passare delle giornate. L’impressione ricavata, tuttavia, è che Ducati sia ancora un mezzo troppo “sensibile” alle caratteristiche dei tracciati incontrati, per pensare di competere seriamente in ottica campionato. Più fattibile, sulla carta, lottare per conquistare qualche affermazione di tappa su circuiti più congeniali e storicamente “buoni”, limitando i danni al meglio nei gran premi maggiormente ostici sotto quel punto di vista.

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