Pattinaggio artistico, Carolina Kostner: “Voglio una medaglia alle Olimpiadi. Non ho tempo per un fidanzato”

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Mancano pochi giorni al rientro alle gare di Carolina Kostner dopo oltre due anni. La 29enne altoatesina sarà impegnata nel Golden Spin di Zagabria il 9 e 10 dicembre.

Si tratterà della prima tappa verso le Olimpiadi Invernali di Pyeongchang 2018, obiettivo dichiarato dell’azzurra, come ha rivelato in un’intervista al Gazzettino: “Voglio arrivare alle Olimpiadi per conquistare una medaglia, ma la strada è lunga e irta di ostacoli e difficoltà. Per cui più che al futuro cerco di pensare a quello che devo fare oggi, al fatto che mi sto allenando moltissimo, che sono supportata da un bel gruppo che lavora molto bene e che mi permette di crescere ancora. Ho sempre pensato che non si smette mai di imparare e, soprattutto, che conta più ciò che resta dentro che non il risultato che è fine a se stesso. Adesso mi sento più matura, più consapevole, più donna“.

Kostner, che si sta allenando a San Pietroburgo sotto la guida di Alexei Mishin, ha affermato che non cerca rivincite dopo la squalifica di 24 mesi comminatale per omessa denuncia nel caso dell’ex-fidanzato Alex Schwazer: “Ho deciso di tornare non per dimostrare qualcosa, sono appagata, ma per il piacere di pattinare, per continuare una bella storia. Per questo credo che l’approccio sarà certamente più sereno, anche se è una sfida che continua, ma farò un passo alla volta“.

Strada sbarrata, infine, per eventuali corteggiatori: “Non ho tempo in questo momento per pensare ad un nuovo fidanzato, ho altro da fare“.

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Foto: Renzo Brico

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4 thoughts on “Pattinaggio artistico, Carolina Kostner: “Voglio una medaglia alle Olimpiadi. Non ho tempo per un fidanzato””

  1. alebi scrive:

    Sì sì capisco quello che intendi ma ti ripeto, ho sempre avuto l’impressione che questa federazione abbia fatto sempre la parte dello spettatore interessato piuttosto che del manovratore/decisionista ecc…
    Anche questo cambio di Kostner (e di Righini che è venuto a Milano) mi sembrano più dovuti alle conseguenze delle condizioni di Huth (ho sentito che ha avuto seri problemi ma non so di preciso cosa). Che poi la situazione ghiaccio di San Pietroburgo non è nemmeno il massimo, se si confronta ad esempio con Mosca, e lo stesso gruppo di Mishin sembra mancare in qualche figura professionale che curi più nel dettaglio gli aspetti non prettamente tecnici. Certo che chiunque farebbe carte false per farsi insegnare da Mishin…. Però mi sembra sinceramente utopistico pensare di mandare ragazzini italiani a vivere in Russia =)
    (Della Monica / Guarise l’hanno fatto per un bel periodo ma parliamo di ragazzi già formati e indipendenti… E si vede il gran bel miglioramento!!! ).
    Fosse possibile io manderei tutti da Orser, ma anche lui inizia ad avere un po’ troppi pattinatori =)

  2. ale sandro scrive:

    Ecco perchè ritengo che la fisg possa avere una grande opportunità con un “guru” del genere, vista anche la sua enorme competenza tecnica, e magari dare inizio ad un cambiamento nel metodo di vedere crescere i propri atleti e tecnici, con uno così.
    E’ chiaro che sta ai dirigenti federali e affini, avere le capacità comunicative e di marketing (perchè i soldi servono oltre all’organizzazione, basti pensare ai vari sponsor partner della Kostner durante la sua carriera), oltre alla competenza in materia, per mettere in piedi una programmazione che possa diventare col tempo anche sistematica.
    Ho parlato infatti di ‘giovanissima’ al fianco di Kostner , proprio riprendendo il discorso che gli stage sono una cosa e i periodi di allenamento costante (come quello che farà Carolina, e che fanno tutti i pattinatori/trici regolarmente) sono altro, e che va fatto un programma a lungo termine.
    Riguardo la considerazione che nel fine 2016, ci sia l’eventualità che molti ragazzi e relative famiglie,possano essere limitati o limitare una carriera sportiva, è una ragione in più affinchè chi di dovere possa mettere nelle condizioni i migliori talenti under 18 che abbiamo di crescere umanamente e sportivamente, anche andando in una realtà completamente differente.
    Visto che, come giustamente hai ricordato , di esempi di azzurri in giro per il mondo, a studiare e insegnare pattinaggio ce ne sono stati e ce ne sono ancora.
    Poi sugli obbiettivi hai ragione, questo è un paese strano che spesso dà l’impressione di non voler ottenere più di tanto.

  3. alebi scrive:

    Ma sai, nel pattinaggio le occasioni di confronto tra allenatori o coreografi stranieri sono già molto frequenti, cosa che vale sia per gli italiani che per il resto del mondo. Durante la stagione estiva tanti partono per gli USA/Canada o partecipano ai camp estivi come Courchevel o Pinzolo di Mishin. Senza tralasciare le numerose collaborazioni tra Italia e tecnici di Svizzera/Germania… Insomma da quel punto di vista gli scambi non sono mai mancati. Quello che mi è sempre parso è che queste collaborazioni nascano più per iniziative personali che per strategie della federazione. In parole povere si sfruttano le numerose conoscenze che nascono durante i viaggi o ci si appoggia ai tanti pattinatori italiani che ora vivono oltreoceano.
    Però se questo può bastare per raggiungere un livello più che discreto (come quello delle giovani promesse italiane sia maschili che femminili) io credo che per fare i vero salto di qualità si debba ancora per forza emigrare e bisogna farlo molto presto, quando si ha tutto il tempo per correggere le lacune. Uno stage estivo ti può arricchire ma non ti può dare quella costanza nell’allenamento quotidiano che nasce anche da una competitività ai massimi livelli con compagni di allenamento “importanti”.
    Prendi ad esempio la Tursynbaeva che ha solo 16 anni ma già da due vive e si allena a Toronto con Orser. Da questa stagione ha mostrato una crescita nella qualità del suo pattinaggio veramente importante e secondo me sta ponendo le basi per essere una star del futuro. E lo sta facendo ora a 16 anni. La Marchei si è trasferita all’estero abbastanza presto ed è definitivamente cresciuta fino a togliersi importanti soddisfazioni e secondo me prima ti trasferisci e maggiori sono le possibilità di diventare altamente competitiva.
    Capisco che ad una certa età sia difficilissimo (per noi italiani mammoni e abituati ad avere allenatori e federazioni chiocce poi…), però serve il coraggio di farlo, coadiuvati dal supporto scolastico e quindi da un’ottima organizzazione e programmazione a lungo termine da parte di chi è preposto a ciò (cioè la Federazione) altrimenti non si andrà mai tanto lontano.
    Che poi bisogna anche capire cosa si considera come obiettivo finale da raggiungere. Perchè magari si entra nei 10 all’europeo, ma non si entrerà mai nell’ultimo gruppo di discesa di un mondiale. Però ad alcuni va bene già così.

  4. ale sandro scrive:

    Ho letto di qualche capatina di Mishin in Italia, nel recente passato ,con degli stage estivi. C’è stato quindi un minimo di contatti. Potrebbe essere, approfittando della presenza di Carolina nel suo “rooster”,una collaborazione importante anche per la Fisg, magari facendo affiancare una giovanissima all’azzurra.
    Certo se mai ci fosse, sarebbe il caso che diventi una collaborazione più duratura e meno tormentata e paradossale di Petrov-Fidal, solo per fare un esempio di altre discipline.

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