F1: statistiche alla mano, sta per concludersi uno dei peggiori anni di sempre per la Ferrari…

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Quella che sta per concludersi, non la si può definire la stagione peggiore in assoluto del Cavallino dal 1950 ad oggi, ma poco ci è mancato… Partiamo dai numeri più recenti, spietati (V=Vettel; R=Raikkonen):

V 3 NP 2 R 3 4 2 2 R
R R 2 5 3 2 R 6 4 3

 

9 4 5 6 3 5 R 4 4 5 5
5 6 6 9 4 4 4 5 R 6 R

Questi sono stati i piazzamenti dei due ferraristi nel 2016, per un totale di 375 punti “di squadra”. Cavallino terzo nel Mondiale Costruttori, dietro Mercedes e Red Bull, Sebastian Vettel 4° e Kimi Raikkonen 6° in quella Piloti. Nella migliore delle ipotesi, dopo Abu Dhabi il finlandese potrebbe recuperare una posizione ai danni di Max Verstappen, nella peggiore, il tedesco potrebbe perderne una a vantaggio dello stesso olandese.

Al momento, zero pole position, zero vittorie, cinque secondi posti e altrettanti terzi. Numeri impietosi, soprattutto se ti chiami Ferrari e sei la Scuderia nettamente in testa alla graduatoria all time dei titoli Costruttore-Motore conquistati nella storia del Mondiale F1.

In 66 anni di F1, alla Rossa di Maranello era successo solo altre tredici volte di chiudere il Campionato a secco di vittorie. Però, attenzione, solo con il 2014, 1993, 1992, 1991 e 1986 si può azzardare un paragone quasi alla pari “onesto”, poiché il numero delle tappe a disposizione per centrare un primo posto è stato quantomento vicino all’attuale: 16 in tutti i casi, tranne nel 2014 in cui sono state 19, contro le 21 del 2016.

A livello di podi, invece, quasi impossibile fare peggio degli autentici anni horribilis 1992 e 2014, quando le accoppiate Alesi-Capelli (quest’ultimo sostituito da Nicola Larini nei due GP conclusivi) e Raikkonen-Alonso sono salite solo due volte sui palchi-premiazione. Tra l’altro con un solo pilota in entrambe le occasioni: Jean Alesi e Fernando Alonso.

“Quasi impossibile fare peggio”, si affermava volutamente poc’anzi… Pensate, in occasione dei Mondiali ’73 e ’80 la Ferrari è riuscita nell’incredibile “impresa” di chiudere il Campionato con zero podi all’attivo! Non vi diciamo i nomi dei piloti in Rosso dell’epoca, perché si rischierebbe di passare per quelli che scaricano troppo facilmente la croce sulle spalle dei soli uomini al volante.

Numeri estremi di tale portata quasi fanno sembrare meno fallimentare il 2016 del Cavallino, ma purtroppo non è così, le analisi ad ampio respiro non vanno così. Perché? Se ne riparlerà senz’altro in altre occasioni: ogni sconfitta va rapportata al contesto, al momento storico, all’itinerario tecnico-umano che lì ha condotto tutte le componenti. Nessuna esclusa.

giuseppe.urbano@oasport.it

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