F1, Mondiale 2016: l’equilibrio di Rosberg ha prevalso sulle vittorie di Hamilton. E le partenze…

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Partiamo dai numeri. Quelli, si sa, sono difficilmente opinabili.
Nico Rosberg ha definitivamente chiuso in suo favore il Mondiale F1 2016 con 5 punti di vantaggio su Lewis Hamilton, nonostante il britannico abbia vinto una gara in più rispetto al suo compagno di squadra (10-9). Sono dunque risultati decisivi, per la conquista dell’iride, i piazzamenti e i ritiri. Vediamo meglio in che modo.

Il numero di podi “extra-vittorie” dei due contendenti Mercedes è stato identico (7), ma Rosberg ha collezionato 5 secondi posti e 2 terzi, Hamilton 4 terzi e 3 secondi. Attenzione però, i sei punti che il tedesco ha rosicchiato sul team mate con secondi e terzi posti (120-114) non bastano a colmare i sette di differenziale derivanti dal 10-9 delle vittorie in favore di Hamilton. Qui entrano in scena gli altri piazzamenti giù dal podio e, soprattutto, il ritiro in più che il tre-volte Campione del Mondo ha accusato nei confronti di Rosberg.

Il neo-iridato si è piazzato in due occasioni quarto, una volta quinto, una settimo e si è ritirato solo a Barcellona, contemporaneamente al compagno di scuderia, tra mille polemiche; anche il pilota di Stevenage ha raccolto una quinta e una settima piazza ma, anziché un quarto posto (l’altro è “compensato” dalla solita vittoria in più di cui sopra) si ritrova con un alltro, letale zero nel personale ruolino di marcia: esplosione del motore Mercedes, di solito super-affidabile, a Sepang.

Solo colpa della sfortuna allora, se Lewis Hamilton ha perso il Mondiale 2016, nonostante un finale irresistibile caratterizzato da ben quattro doppiette pole-vittoria…? Il problema è proprio quello: la solita memoria corta degli sportivi-tifosi ha trasformato lo straordinario finale di stagione del britannico nell’alibi perfetto per camuffare un inizio (ingiustificato) decisamente meno convincente rispetto a quello di Nico (quattro vittorie nei primi quattro GP) e, aspetto ancor più importante, gli errori reiterati allo start di Lewis. Australia, Bahrein, Barcellona, Monza: sono i casi più eclatanti di partenze dalla prima casella vanificate da uno scatto non ottimale allo spegnimento dei semafori rossi. Come si può facilmente intuire, parliamo di tanti potenziali punti iridati…

La sfida senza storia delle pole position non fa altro che avallare le valutazioni sul peso specifico che hanno avuto le “false partenze” di Hamilton: 12 a 8 in suo favore e soltanto in due occasioni Rosberg s’è fatto sfuggire il trionfo finale dopo aver conquistato la lotta contro il tempo del sabato.

Il ritiro malese rappresenta una voce pesantissima nel bilancio della stagione, impossibile negarlo, ma un’onesta analisi del primo titolo in carriera di Nico Rosberg deve tener conto anche d’altro… Ad esempio, la crescita esponenziale a livello caratteriale del figlio di Keke: autostima, equilibrio, cattiveria agonistica, che hanno rinfocolato le prestazioni del tedesco e sono stati a loro volta corroborati dalle stesse. Una sorta di macchina perfetta ad “auto-alimentazione”.

Rosberg si è dimostrato maestro di concentrazione, ha livellato al rialzo le sue performance quest’anno, fermo restando la vis pugnandi e la classe (non le scopriamo certo ora) di Lewis Hamilton, nonché un equilibrio reale che non s’è visto per lunghi tratti di questo Mondiale. In estrema sintesi: Nico ha meritato questo titolo, fortemente cercato, inseguito, sognato. Senza mai strafare.

giuseppe.urbano@oasport.it

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