Un ragazzo del Sud: Pietro Mennea

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Città del Messico, 12 settembre 1979. Si stanno tenendo le Universiadi nella capitale messicana e quel giorno è in programma la gara dei 200 metri piani. I finalisti si preparano ad affrontare la prova e si posizionano sui blocchi di partenza. Allo start, gli atleti scattano all’improvviso ma un lampo ha attraversato la pista d’atletica e ha fermato il cronometro sul tempo di 19:72. Quella saetta era Pietro Mennea e il suo record avrebbe resistito agli assalti di fuoriclasse della velocità come Carl Lewis, Calvin Smith e Joe DeLoach per ben diciassette anni.

Ma se dell’atleta Mennea si conosce ormai tutto, dalla preparazione fisica al suo approccio alle gare, meno note sono le vicissitudini dell’uomo Mennea, vicende che sono state ben narrate dal giornalista Stefano Savella in Soffri ma sogni. Le disfide di Pietro Mennea da Barletta (Stilo editrice, 2013) senza dubbio un omaggio sincero e appassionato al grande velocista da parte di un suo concittadino. Nell’introduzione al volume, il direttore di PugliaLibre. Libri a Km zero evidenzia immediatamente il suo intento quando scrive che “ho immediatamente pensato alla necessità di raccontare non solo alcuni traguardi della sua attività agonistica, ma anche quegli aspetti meno noti della sua biografia che potessero più facilmente incrociare la storia di Barletta”.

E così viene ripercorsa la vita del grande velocista parallelamente alla sua carriera agonistica, cercando di mettere in evidenza come il carattere di Mennea sia sempre stato il motore che animava qualsiasi sfida dell’atleta barlettano. Da bambino, quando si trovò a sconfiggere in una gara scolastica l’imbattibile Salvatore Pallamolla all’incontro con due grandi personaggi della cittadina pugliese come Alberto Autorino e Cosimo Puttilli fino all’avventura all’Avis di Barletta con Franco Mascolo.

La scalata è rapida. Mennea arriva presto nelle nazionali maggiori dove mette in mostra il suo talento e la sua determinazione. L’esordio in maglia azzurra avviene nel 1969 e da lì in poi la carriera del barlettano brillerà di luce propria e sarà costellata di innumerevoli successi così come di brucianti delusioni. Ma, nella buona e nella cattiva sorte, Mennea sarà sempre capace di tirare fuori il meglio di sé riuscendo a vincere medaglie prestigiose partendo da quella di bronzo alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 ad appena vent’anni fino ad arrivare all’apoteosi di Mosca 1980 conquistando il tanto agognato oro nei 200 metri. E stabilendo il record di partecipazioni olimpiche con ben cinque presenze, dal 1972 al 1988.

Nel corso della sua carriera, vi è un personaggio centrale per la sua maturazione d’atleta e per la gestione del suo non facile carattere: Carlo Vittori. Tecnico della FIDAL, Vittori è stato fondamentale per la crescita di Mennea, per dargli quella consapevolezza in grado di battere grandissimi atleti come il sovietico Borzov, il giamaicano Quarrie e il britannico Wells. Ma tutto non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato il “materiale” giusto, la stoffa buona per collezionare tante e tante vittorie perché, come scrive correttamente Savella, “senza quella rabbia, quell’ostinazione, quel rispetto verso sé stessi e i propri sogni, non ci sarebbero stati un record del mondo, né una medaglia d’oro olimpica, né europea. Non sarebbe nato un campione”.

Di Simone Morichini

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