Sci di fondo, Norvegia: una credibilità minata da banali errori di comunicazione?

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La piaga del doping non cessa mai, come una spada di Damocle, un’ombra che aleggia incessantemente su un mondo, di per sé, così affascinante e innocente come quello dello sport. Dopo lo scandalo che ha travolto la Russia, che ha accompagnato gli addetti ai lavori fino ai Giochi di Rio 2016 e che, tutt’ora, non risulta completamente chiaro, questa volta a finire nell’occhio del ciclone è la Norvegia, da sempre leader mondiale in molteplici discipline invernali, una su tutte lo sci di fondo.

Tutto è cominciato a luglio, nel corrente anno. Il fondista Martin Johnsrud Sundby, una delle tante stelle della Nazionale norvegese, viene trovato positivo al salbutamolo, un composto presente in molti farmaci, utilizzato per ridurre il broncospasmo in alcune condizioni patologiche quali l’asma. In realtà, Sundby soffre davvero di asma e la causa della conseguente squalifica per doping sarebbe (il condizionale è d’obbligo) la negligenza, probabilmente un errore da parte del medico federale nella comunicazione dell’assunzione della sostanza (di per sé legale se per “fini terapeutici”) da parte del fuoriclasse scandinavo. La positività di Sundby ha comunque avuto delle ripercussioni sulla carriera dell’atleta che si è visto revocare la Coppa del Mondo e il Tour de Ski, conquistati sul campo nel 2015. Il caso ha rappresentato un ulteriore terremoto nel mondo dello sport, già alquanto scosso dai fatti di Mosca oltre ad aver contribuito, con la dovuta cautela, ad accendere la miccia sulla questione dello sport pulito, troppe volte infangato da avvenimenti del genere.

La positività di Sundby ha preceduto di soli tre mesi quella di Therese Johaug, altra grande stella norvegese dello sci di fondo mondiale. Stavolta la sostanza dopante è il clostebol, presente in una crema solare utilizzata dall’atleta vincitrice della Coppa del Mondo nel 2014 e nel 2016 per una scottatura del labbro. Il luogo del delitto, stando a quanto emerge dai dati della federazione norvegese, sarebbe l’Italia, più precisamente Livigno, dove la Nazionale scandinava si trovava in ritiro. Anche nel caso della Johaug dunque, come per Sundby, dovrebbe trattarsi di negligenza del personale medico federale il quale non ha comunicato nei modi opportuni l’assunzione della sostanza da parte dell’atleta.

Secondo un sondaggio effettuato in Svezia dalla testata giornalistica Aftonbladet e riportato dal portale Neve Italia, quattro svedesi su dieci pensano che in Norvegia esista il doping di Stato, l’usuale utilizzo di sostanze proibite con il proposito di accrescere le prestazioni di un atleta. Uno dei Paesi più medagliati delle Olimpiadi invernali rischia così di mettere a repentaglio la propria fama e la propria reputazione, costruite negli anni a suon di risultati straordinari, soltanto per dei disguidi o equivoci. Possibile che un sistema così importante (e, quindi, avanzato) come quello della nazione scandinava possa incorrere in errori simili, tali da poter macchiare indelebilmente con l’ombra del sospetto una realtà fino ad oggi così tanto ammirata (specialmente con le ferite dei casi russi ancora aperte)?

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Foto: Pagina Facebook FIS Cross Country

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