Pallanuoto femminile, Elisa Queirolo IN ESCLUSIVA: “Non riesco ad immaginare la mia vita senza Nazionale. Padova per il tris”

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In qualsiasi squadra giochi, vince. Stiamo parlando della pallanuotista ligure Elisa Queirolo, una delle guerriere argentee di Fabio Conti a Rio 2016. L’abbiamo intervistata (privandola di una serena pausa pranzo…), premuta ben bene, ed abbiamo scoperto che oltre ad essere una combattente di successo nel DNA, è una ragazza dolce, gentile e che non dimentica coloro i quali l’hanno aiutata nei momenti più difficili… Buona lettura, a presto Elisa!

La tua terza stagione consecutiva in forza al Plebiscito Padova è ormai scattata. Dopo due Scudetti e una Coppa Italia (primi trofei nella storia del club veneto), da quali basi si riparte?

“Sicuramente si parte con la voglia di riconfermarsi per lo Scudetto, poi l’obiettivo più grande è quello di arrivare in una buona posizione in Europa! Le basi per poter fare questo, a mio parere, ci sono; sicuramente dovremo lavorare duro e fare qualcosa in più rispetto all’anno scorso per raggiungere tutti gli obiettivi prefissati”.

La tua compagna di Nazionale Giulia Gorlero (clicca qui per leggere l’intervista) vi ha messe in pole position anche per la conquista del Campionato 2016-2017. Legittimi scongiuri a parte, come risponderesti a Giulia e a tutti coloro che vi vedono lanciatissime per il tris?

“Come ho appena detto, uno dei nostri target stagionali è appunto vincere il terzo Scudetto di fila, cercheremo di fare il possibile per raggiungerlo, quindi direi che è vero che siamo lanciati per il tris!”.

Hai solo 25 anni e hai conquistato, insieme alle tue squadre di club e di Nazionale, trofei con cadenza annuale fin dal 2011. La formula diventa semplice così: comprate Elisa Queirolo e vincerete! Funziona così?

“Direi di no… Il fatto che dal 2011 vinco trofei con cadenza annuale, secondo me, è perché ho sempre giocato in squadre molto forti. Con il Rapallo eravamo un gruppo che era cresciuto insieme a cui poi si erano aggiunte delle ottime giocatrici che avevano aumentato la qualità della squadra preesistente. Il Recco aveva assorbito la squadra di Rapallo ed anche qui si erano aggiunte altre giocatrici molto forti. Il Padova, l’anno prima che arrivassi io, era arrivato secondo e questo è stato uno dei motivi per cui me ne sono andata da Rapallo. Non pensavo che la squadra di Rapallo fosse abbastanza forte per giocarsi lo scudetto, mentre Padova mi offriva un’ottima possibilità per continuare a crescere e giocare ad alto livello. In più conoscevo già quasi tutte le ragazze in quanto con la maggior parte di loro avevo giocato nella Nazionale giovanile. Credo che con il Padova stiamo ottenendo degli eccellenti risultati perché siamo un ottimo gruppo ben amalgamato e che ha voglia di ‘farsi il mazzo’ per raggiungere i massimi obiettivi, con un allenatore molto bravo”.

Abbiamo sfiorato il tasto Nazionale. Pigiamolo del tutto adesso, con enorme forza emotiva. Cos’è per te il Setterosa? Descrivici, se possibile, le emozioni vissute nelle due settimane di Rio…

“Per me il Setterosa è un’altra famiglia, è un onore e un pregio farne parte, non riesco ad immaginare la mia vita senza la Nazionale… Credo che siamo un ottimo gruppo e per arrivare a questo abbiamo lavorato duramente, impegnandoci al massimo e facendo tanti sacrifici. E’ bello poter condividere le emozioni vissute con le proprie compagne e con il proprio staff. Per quanto riguarda Rio, ho provato delle emozioni indescrivibili, già solo entrare nel villaggio olimpico è stato molto emozionante, anche perché era il mio sogno nel cassetto partecipare ai Giochi. Secondo me, è così bello stare nel villaggio che anche l’aria sembra più ‘buona’… Quando siamo entrate per il primo allenamento nella piscina in cui poi abbiamo giocato dai quarti di finale in poi, mi sono venuti i brividi. Credo che le partite giocate a Rio siano state tra le più belle che abbiamo mai fatto, senza parlare del fatto che alla mia prima Olimpiade abbia potuto giocare la finale. Tutto questo è stato talmente travolgente a livello emozionale che non sapevo se piangere o ridere, sono sensazioni molto difficili da descrivere, una frase emblematica che ho usato più volte è ‘ho il cuore così colmo di emozioni che sembra quasi che stia per scoppiare’…”.

A proposito di medaglie olimpiche, tu in Brasile hai rischiato addirittura di non andarci. Anche se non sarà piacevole per te ricordarlo, spiegheresti ai nostri lettori cosa ti è successo in primavera?

“Inizio dicendoti che io non mi ero accorta assolutamente di niente! I primi di maggio, dopo la partita di World League contro l’Olanda, sono andata al CONI a fare le visite di rito prima delle Olimpiadi e l’oculista ha notato un’anomalia. Facendo poi una visita più accurata, si è scoperto che avevo un distacco parziale inferiore della retina dell’occhio destro. Appena possibile, mi sono operata. Dopo l’intervento non potevo fare assolutamente niente, nessun tipo di sforzo e soltanto un mese dopo ho potuto riprendere ad allenarmi. L’idoneità per rientrare ufficialmente in acqua mi è stata data solo il 14 giugno”.

Nelle settimane del delicato rientro, quanto importanti sono stati il sostegno delle compagne di Nazionale e la fiducia mostrata a più riprese da coach Conti

“Appena le ragazze e lo staff hanno saputo mi hanno chiamato o scritto subito e il loro sostegno è stato di grande aiuto. Sono sempre stati tutti molto positivi e sicuri che avrei recuperato molto velocemente e senza problemi. Fabio è stato molto gentile nei miei confronti e ho sempre sentito il suo sostegno, sia durante la convalescenza che dopo quando ho iniziato ad allenarmi. Sono molto grata a tutti loro ed è anche per questo che penso che siamo una grande famiglia… Devo dire che comunque sono state tantissime le persone che hanno avuto un pensiero per me, a partire dalle mie compagne di Padova, ed è stato bello e confortante ricevere tutte le chiamate e i messaggi. Anzi, approfitto per ringraziare ancora tutti! La persona che però devo ringraziare di più, oltre a mia mamma che è stata per un po’ qui a Padova per aiutarmi, è il mio compagno il quale mi è stato accanto per tutto il tempo e mi ha dato la forza nei momenti un più ‘grigi’…”.

Le ri-battiamo queste statunitensi ai Mondiali dell’anno prossimo (10-9 per noi, a Kazan 2015, ndr)?

“Sicuramente la finale olimpica ha mostrato il gap che c’è tra noi e le statunitensi, ma credo che già dal primo collegiale inizieremo a lavorare per colmarlo. Faremo senz’altro del nostro meglio per arrivare al top al prossimo mondiale”.

Chiudiamo con una “interrogazione” un po’ scomoda… Facci i nomi (senza vincoli numerici) delle: compagne di squadra più forti con cui tu abbia mai giocato, le avversarie più ostiche da contenere e quelle che reputi le giovani più interessanti e prospettiche del panorama italiano. A Padova pure ce ne sarebbe qualcuna…

“Le compagne di squadra più forti con cui abbia mai giocato per me sono tutte quelle con le quali in questi anni ho vinto, sia a livello nazionale, quindi con il club, che a livello internazionale, quindi con il Setterosa. Le avversarie più ostiche, direi le statunitensi in generale, qualche ungherese e qualche russa… Infine, le giovani interessanti: credo che ora siano in rampa di lancio Gragnolati, Avegno, Riccioli, Cocchiere e Millo”.

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giuseppe.urbano@oasport.it

Foto: archivio privato Elisa Queirolo

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