Motomondiale: 5 anni senza Marco Simoncelli. Il pilota ‘tutto cuore’ che manca al Circus

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Sono passati esattamente cinque anni da quell’infausto giorno di Sepang (Malesia) quando la giovane vita di Marco Simoncelli è stata spezzata da una tragico incidente. Una caduta ed un impatto violentissimo contro le moto di Colin Edwards e Valentino Rossi, facendo volare il casco lontano, col corpo esanime di Simoncelli, disteso lì sulla pista senza reazione.

Non vogliamo ripercorrere quei momenti tristi o scadere nella retorica e nel patetico ma bensì il tributo che vogliamo fargli è il seguente e parte da una domanda: quanto manca al Circus un centauro dalle sue caratteristiche?

Avete ragione, forse anche questo quesito è retorico ma è spontaneo, come era il Sic, croce e delizia dei suoi amici, avversari in pista e della sua famiglia. Un pilota tutto cuore, disposto ad andare sempre oltre l’ostacolo perchè per lui correre era come respirare. Un’esistenza a 300km/h che l’ha portato a vincere un Mondiale nel 2008, in sella alla magica Gilera RSA 250cc.

Un’esteta del rischio Simoncelli, desideroso di volare con la sua moto come quando, dopo aver vinto il titolo nella categoria 250cc, dispiegava le sue braccia come fossero ali perchè per lui, quel successo, era come guardare tutti dall’alto e dire a sé stesso: “Come sono figo oggi”.

Marco era questo: semplicità allo stato puro. Con questo approccio arrivò alla classe regina e con quella filosofia voleva conquistare il mondo. Un Circus, invece, distante dal suo modo di essere: falso e costruito, desideroso di vendere il prodotto piuttosto che promuovere lo spettacolo della pista. Tuttavia, sulla Honda HRC stava costruendo il suo futuro e tutti sapevano che prima o dopo ci sarebbe stato anche lui, a giocarsi l’iride in MotoGP.

Lo sa il suo grande amico Valentino Rossi che, quest’oggi, gli ha dedicato il podio di Phillip Island, e ne sono consapevoli anche Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa che, con lui, hanno avuto degli screzi senza però mai disconoscerne il talento. Il destino però ha voluto qualcosa diverso per il Sic riservandogli un ruolo più importante probabilmente: il simbolo dell’umanità in un ambiente (motociclistico) sempre più ovattato dagli interessi economici.

Forse è questo che manca ora in MotoGP. Non c’è quel coraggio e quella voglia di essere sé stessi, magari facendosi scappare qualche parolaccia ma coerenti col proprio modo di vivere. Simoncelli era fatto così e, al di là dei tanti paroloni che tutti o quasi gli abbiamo dedicato, conta quello che ha lasciato e ciò che tutti, in un modo o nell’altro, ricorderemo di lui.

Ciao Marco.

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Twitter: @Giandomatrix

Foto da pagina FB Marco Simoncelli

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