Handbike, Luca Mazzone IN ESCLUSIVA: “Dopo le tre medaglie di Rio si guarda avanti, lascerò solo quando mi accorgerò di non poter più dare tutto”

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Ben ritrovati gentili lettori e lettrici di OA, amanti incrollabili dello Sport o semplici appassionati di Storie… Oggi siamo entrati (nel senso letterale dell’espressione) in Casa Mazzone, sì sì proprio lui, quel Luca che tanto ha fatto gioire ed emozionare tutti coloro che hanno tifato per i colori italiani durante le Paralimpiadi di Rio de Janeiro. Una vera e propria pioggia di medaglie azzurre, quella a cui si è potuto assistere negli 11 giorni di gare brasiliane, e Luca Mazzone è stato uno degli esimi alfieri che hanno contribuito in modo cospicuo (2 ori, 1 argento) a trasformare il viaggio oltreoceano della nostra spedizione in una pacifica, trionfale Campagna a Cinque Cerchi. Il poliedrico atleta pugliese ci ha aperto le porte della sua accogliente dimora, per farsi intervistare, in realtà, per chiacchiere in allegria, armonia ed estrema sintonia… Buona lettura, grazie Campione!

Ciao Luca, ci ritroviamo ancora una volta a scambiare impressioni, pensieri e, nei limiti del possibile, emozioni… A tal proposito, riesci a descrivere cos’hai pensato e provato appena realizzato di aver vinto il primo oro olimpico della tua longeva carriera paralimpica?

“Ho pensato a tutti i sacrifici fatti in una vita di sport, ai Giochi precedenti che non avevano portato a nulla, al dover per forza dimostrare di essere il favorito, dopo 8 ori Mondiali nell’handbike, a chi non ha creduto in me e, su tutti, a mio padre con cui non ha mai smesso di dialogare. ‘Ce l’abbiamo fatta’, questo gli ho detto e lui da lassù ha colto al volo il messaggio…”.

Raccontaci brevemente come sono andate le due gare (crono e team relay) che ti hanno visto salire sul gradino più alto del podio brasiliano.

“Nella crono sono partito adagio, non piano, dietro consiglio del mio allenatore; ero super-concentrato, quasi in trance. Ma le sensazioni sono state buone fin dalle prime manovellate, andavo forte, anzi, al traguardo pensavo di avergli dato anche più distacco (6 secondi, ndr). L’altro americano, molto forte nelle corse contro il tempo, s’è beccato un minuto e mezzo… Il team relay era l’altra gara per la quale mi ero preparato bene, infatti nella mia frazione ho dato 20 secondi al mio avversario diretto. Eravamo strafavoriti e non abbiamo deluso le aspettative!”.

E l’argento nella prova in linea? Un oro perso o un prezioso argento conquistato? Prima dell’ultima curva eri in testa alla corsa…

“Mi ha battuto l’unico che poteva battermi, ma il tracciato, totalmente piatto, non rispecchiava assolutamente le mie caratteristiche. Groulx mi ha infilato dopo 45 km di gara condotta in testa, non sono stato certo una volpe in volata… Ho pagato anche la disabitudine per certe situazioni di corsa ed in più non avevo recuperato bene dalla crono. E’ un argento prezioso quindi…”.

Sii sincero, a Rio ti saresti aspettato qualcosina in più a livello di logistica e organizzazione delle gare? Cosa porterai per sempre con te del Brasile, invece, medaglie a parte?

“Sarebbe servito almeno un giorno di riposo tra una gara e l’altra, altri ciclisti hanno avuto un paio di giorni di stacco. Tra la crono e la gara in linea non ci sono state nemmeno 24 ore di differenza… Sono state due gare-fotocopia! Il recupero, per categorie particolari come noi tetra, è molto molto importante: è dura tornare ‘pronti’ dopo gara, premiazione, un’ora di viaggio per tornare agli alloggi, fisioterapia (imprescindibile), cena e si va pure a letto tardi. Aspetti positivi? La gente, l’accoglienza, l’atmosfera, il calore. Se solo fossero un po’ più prudenti alla guida a Rio…”.

Nelle ultime settimane sei stato piacevolmente travolto da un ciclone mediatico senza precedenti nella tua vita. Come ci si sente nelle vesti della “leggenda dello sport italiano”? E’ faticoso? Per di più a 45 anni…

“Fa ovviamente piacere ma, non essendo affatto abituato a certi ‘cicloni’, diventa faticoso; hai tante cose da fare, si creano anche degli ‘arretrati’ ed io ho voluto onorare/ringraziare tutti. Ero preoccupato degli eventuali ritardi nel tornare ad allenarmi, ma ora è tutto ok…”.

E le tue comunità (Terlizzi paese natio, Ruvo di residenza, ndr) come ti hanno accolto? Senti di poter o dover ricambiare l’enorme affetto dei tuoi conterranei con qualcosa di extra-agonistico nei prossimi anni?

“Sono stupito di tanto calore, di un’accoglienza che non immaginavo. Non sono mai stato abituato a certe manifestazioni d’affetto di massa, ora mi sento quasi in debito… Vorrei poter aiutare e consigliare i ragazzi della mia terra, le associazioni di settore. Più che un contributo di tipo ‘politico’ mi piacerebbe dare un apporto esperienziale ai diversamente abili che intendono intraprendere un’attività sportiva agonistica e non. Ci sono passato anch’io all’inizio, so bene quanto difficile sia partire col piede giusto…”.

Con Alex Zanardi e Vittorio Podestà componi un trio affiatato e inarrivabile per chiunque. Parlaci un po’ del tuo rapporto con questi due straordinari colleghi-amici.

“Con Vittorio c’è un rapporto più assiduo, ci si sente spesso e volentieri, anzi talvolta lo assillo perché è il più forte cronoman che la sua categoria abbia mai avuto. E’ anche il mio ingegnere-fornitore ufficiale! Mi ha prestato lui le ruote a disco della cronometro, infatti ho vinto… (ride). Alex in collegiale è sempre disponibile, simpatico e gentile, un compagno di squadra ideale, ma è difficilissimo rimanere in contatto con lui al di fuori delle competizioni perché è super-impegnato e non si ferma mai. Va sempre di corsa!”.

Dopo 12 medaglie iridate e 5 ai Giochi, tra nuoto e ciclismo, pensi di poter trovare quelle motivazioni e quella “fame” imprescindibili per affrontare il sesto quadriennio olimpico della tua vita? Se sì, dove attingerai…?

“L’appetito vien mangiando e ciò vale anche per me! Basta ripartire da zero come quando arrivai nel mondo dell’handbike dalle piscine. Occhi della tigre sempre, affamato e voglioso più che mai, per me è normale. Non mi piace fare brutte figure, quindi lascerò solo quando mi accorgerò di non poter più dare tutto”.

I nostri risultati a Rio ci raccontano di un’Italia ormai diventata potenza internazionale dello sport paralimpico. E’ tutto oro quello che luccica o c’è da fare ancora tanto a livello nazionale, regionale e locale per poter definire il Bel Paese tale anche dal punto di vista dell’inclusione e delle opportunità?

“Queste medaglie dell’Italia hanno confermato che il nostro Paese ha fatto passi da gigante da Sydney ad oggi. per ciò che concerne le Paralimpiadi. Ma continuo a vedere differenze tangibili fra sport paralimpici a Sud e sport paralimpici a Nord, mentre viviamo in uno Stato Unitario già da un po’ di decenni… Ad esempio, il CIP – Puglia non decolla, ma i soldi arrivano o no dall’alto? Se sì, dove vanno a finire visto che qui da noi c’è poco o nulla a livello di opportunità?! E noi tutti diversamente abili, non potendo entrare nei gruppi sportivi delle Forze Armate, una volta finite le vittorie e sgonfiatisi i trionfalismi torniamo ad una quotidianità fatta di ‘rincorse affannose’…”.

Ma il relax post-Paralimpiadi è finito o c’è ancora tempo per un po’ di sano ozio “domestico”?

“Il relax post-Rio è finito, dopo il 16 settembre mi sono preso solo 15 giorni di assoluto riposo. Ora già esco in bici, da dicembre inizia invece la preparazione intensiva e programmata con il mio allenatore Federico Sannelli. L’anno prossimo in Sudafrica ci sarà da difendere la tripla corona iridata. E’ tutto pronto, testa e fisico ci sono!”.

Luca, ora sei libero di esprimere ringraziamenti, dediche speciali, propositi e consigli per tutti coloro che anche grazie alle tue gesta hanno visto la fiammella di un’intima speranza diventare incontrollabile, positivo incendio…

“Ringrazio tutti gli amici-sponsor che mi hanno permesso di raggiungere gli straordinari risultati di Rio e degli ultimi anni: Nino Barile della Barile Flowers Service, Francesco Porfirio, titolare del negozio Sgagnamanuber, la mia società sportiva, il Circolo Canottieri Aniene, nelle persone di Giovanni Malagò e Marco Zilia. Nazareno Notarini e il suo Brain Refresh Lab, Triride di Gianni Conte, che mi ha anche donato un supporto materiale fondamentale per la trasferta olimpica. Dediche speciali a moglie e figlio che mi sopportano, mentre gli sponsor mi supportano…! La famiglia allargata, gli amici e le intere comunità di Terlizzi e Ruvo di Puglia. Mi piacerebbe in futuro creare una fondazione per meglio indirizzare i capitoli di spesa pubblica previsti per le attività in favore dei diversamente abili, nel frattempo, dico a tutti che l’impossibile non esiste, coltivate i vostri sogni e non fatevi sopraffare mai dallo scoramento!”.

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giuseppe.urbano@oasport.it

Foto: archivio privato Luca Mazzone

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