Giro di Lombardia: Rosa, Aru e un’Astana in confusione?

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Una vittoria straordinaria: Esteban Chaves ha consegnato alla Colombia la prima Classica monumento della sua storia vincendo l’edizione numero 110 de Il Lombardia. Nonostante questo, però, a fine gara tiene banco l’argomento Diego Rosa, secondo al termine di una gara dedicata al capitano designato Fabio Aru. 

Il piemontese dell’Astana, talento proveniente del mountain bike già lo scorso anno tra i migliori nella classica delle foglie morte vinta da Nibali, si è sacrificato a lungo per Aru: prima imponendo il ritmo, poi riportando il sardo a ridosso del terzetto di testa formata da Chaves, Uran e Bardet sul Selvino. Una volta che, in linea teorica, aveva terminato il suo lavoro, Aru ha alzato bandiera bianca, lasciando andare Rosa a prendere i primi tre. Lui ce l’ha fatta, è rientrato, ha attaccato e ha lanciato una volata lunghissima, con la vittoria che gli è sfuggita come fumo tra le dita a 50 metri dal traguardo. Una prova maiuscola, corsa sempre a tutta negli ultimi 50 chilometri.

Che Diego sia un corridore vero non lo si scopre certo oggi: abbiamo già citato il Lombardia dello scorso anno, ma nel mese di aprile aveva vinto una tappa nei Paesi Baschi dopo oltre 100 chilometri di fuga solitaria. Il passare dei chilometri non sembra avere effetto su di lui, e più una gara è dura più sembra si esaltino le sue capacità. Anche per questo, la mossa dell’Astana di posizionarlo in testa al gruppo è sembrata azzardata: due capitani freschi nel finale avrebbero fatto bene alla formazione kazaka.

A maggior ragione se Fabio Aru non offriva garanzie: nelle ultime uscite aveva pagato dazio rispetto ai diretti avversari per la vittoria e già prima dell’epilogo finale un corridore con oltre tre anni di professionismo alle spalle avrebbe dovuto capire le proprie potenzialità prima di mandare al macello un compagno forte e ambizioso in un contesto di questo genere come lo è Rosa. L’Astana, dal canto suo, si era tolta la possibilità di competere al 100% già non schierando al via Vincenzo NIbali (dirottato al Tour of Almaty), che seppur non al top della forma avrebbe potuto aiutare e non poco su un percorso di questo genere.

L’impressione è che la squadra voglia tutelare il talento di casa, in questo caso Aru, l’uomo su cui vogliono costruire il dopo-Nibali. Sia lo Squalo dello stretto che Rosa cambieranno squadra in vista del 2017 e il sardo, fino ad ora, si è dimostrato accentratore e catalizzatore dell’attenzione della formazione kazaka, dai tempi del Giro 2015 con Landa fino al mezzo disastro di oggi, in cui ha tarpato le ali ad un Rosa che in ogni caso è arrivato vicino al successo. E questo la dice lunga sul corridore ormai indirizzato verso il Team Sky, dove potrebbe trovare spazio proprio nelle Classiche più impegnative, il terreno su cui fino ad ora si è espresso nel migliore dei modi.

Twitter: @Santo_Gianluca

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gianluca.santo@oasport.it

Foto: Valerio Origo

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