Ginnastica, Jury Chechi: “Candidato perché sogno di cambiare le cose. Dobbiamo ripartire: dopo 12 anni zero medaglie olimpiche e i maschi…”

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Yury Chechi, Olimpiadi di Atene


Jury Chechi è uno dei due candidati alla Presidenza della Federginnastica. Il Campione Olimpico di Atlanta 1996 aveva già manifestato la sua discesa in campo un paio di mesi fa, ribadita più volte attraverso gli organi di stampa. Il Signore degli Anelli ha rilasciato un’intervista al quotidiano QS Sport. Ripercorriamo i passaggi salienti.

 

Mi candido alla presidenza della Federginnastica perché ho un debito con questo mondo. Che vorrei rendere più bello. Ci provo perché voglio bene alla ginnastica e sogno di cambiare le cose. In meglio, si capisce”.

Non parto favorito ma nemmeno battuto. Gherardo Tecchi, il mio avversario, appartiene a un’altra generazione, anche a un’altra cultura”.

Si vota il 17 dicembre ma non chiedo appoggi in nome del mio passato agonistico, che pure rivendico. Ho in bacheca cinque titoli mondiali, quattro allora europei e due medaglie olimpico (l’oro di Atlanta 1996 e il bronzo di Atene 2004, ndr). Ma non voglio essere giudicato sulla base del mio curriculum”.

 

Alla domanda sul perché bisognerebbe votarlo, Jury risponde: “Per le idee che esprimo. Per l’esperienza a livello dirigenziale che anni fa ho acquisito come vice del presidente Agabio, occupandomi delle specialità olimpiche. Insomma, per le competenze che possiedo. E la prima molla per me è stata la mancata ammissione della nostra Nazionale maschile alle Olimpiadi di Rio 2016”.

Un autentico disastro tecnico che non è andato giù al Campionissimo (e come dargli torto): “Da lì dobbiamo ripartire. Nel 2004 ai Giochi di Atene io presi il bronzo, Cassina l’oro, le ragazze della ritmica l’argento. Dodici anno dopo, zero assoluto”.

I modi per uscirne ci sarebbero: “Con un programma tecnico di riqualificazione, lavorando in palestra. Poi bisogna combattere il declino nel numero dei tesserati (scesi di ventimila unità negli ultimi due anni! Ndr) con un progetto culturale ad ampio raggio. Per me la ginnastica resta l’espressione di valori purissimi. Dobbiamo andare nelle scuole, come Federazione, per far conoscere a bambini e bambine il nostro messaggio.

Nella ginnastica ci sono il sacrificio e la determinazione, l’arte e lo spettacolo, la tensione e la emozione. Serve un grande sforzo promozionale. Cambiare l’approccio alla comunicazione. Noi che andiamo in palestra ad appenderci agli anelli o a esercitarsi al corpo libero non siamo i figli di un Dio minore”.

 

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