F1, GP Malesia 2016: il disastroso Vettel un capro espiatorio ideale dei mali in Ferrari

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Quanta nostalgia viene pensando a poco più di un anno fa ed alla pista di Sepang (Malesia) quando Sebastian Vettel conseguì la vittoria, riportando quei tanto agognati 25 punti a Maranello dopo quasi 700 giorni. Un’impresa accompagnata dal grido “Forza Ferrari!” che tutti gli appassionati ricordano. Ebbene, guardando cosa è accaduto oggi, nel medesimo luogo, a distanza di una stagione, sembra davvero passato un secolo. Il leader della squadra, colui che avrebbe dovuto riportare l’iride sotto l’insegna del Cavallino Rampante ha commesso un errore: una frenata azzardata, da pazzo secondo il sempre pacato Max Verstappen al quale, però, non possiamo dare torto. La manovra di Seb è stata un rischio insensato, probabilmente indotto dalla strenua volontà di mettersi alle spalle le Red Bull ed essere il primo degli umani, dietro le inarrivabili Mercedes. Il risultato, però, è stato un disastro: tamponamento ai danni di Nico Rosberg e rottura della sospensione anteriore sinistra. Il caterpillar d’argento, nonostante il contatto violento, ha ripreso il proprio incedere mentre la Rossa in modo sconsolato si è ammutolita. Un incidente che ha aperto i processi sul come ed il perchè di un’azione del genere da parte di un pilota quattro volte campione del mondo:

  • “Abbiamo preso il pilota Red Bull sbagliato!”
  • “Alonso arriva settimo con una 128 special e Seb non va oltre la prima curva”
  • “Un pilota decisamente sopravvalutato”.

Affermazioni rafforzate da alcuni dati: cinque ritiri stagionali con 4 incidenti al via e dietro al proprio compagno di squadra in classifica mondiale. Le critiche per Sebastian sono meritate, anzi, meritatissime ed il 3 in pagella non glielo toglie nessuno per questo round ma è giusto, ora come ora, pensare di aver puntato sul cavallo sbagliato?

Si ha quasi l’impressione che alcuni non aspettassero altro, dimenticandosi in fretta della strepitosa prestazione di Vettel in quel di Singapore quando, costretto a partire in ultima fila per l’ennesimo problema tecnico, ha concluso in quinta posizione a meno di 30 secondi dal vincitore (Rosberg). Parliamo di un driver in crisi o le cause vanno ricercate nel mezzo meccanico, o meglio, ibrido?

Possiamo metterla come vogliamo ma se il sempre lucido Kimi Raikkonen, intervistato da Sky, dichiara: “Questo era il massimo che potevamo”, dopo un quarto posto, a cosa dobbiamo ricondurre le nostre considerazioni? Le analisi vanno sempre condotte in modo attento ed ora puntare il dito contro Seb è facile ma non dice tutta la verità su una stagione evoluta come al solito: sviluppi che non hanno funzionato, instabilità dirigenziale e piloti messi troppo sotto pressione. I successi vanno costruiti dalle fondamenta e se queste vengono a mancare è naturale che tutto è destinato a decadere.

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giandomenico.tiseo@oasport.it

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