Ciclismo, Mondiali Doha 2016: l’occasione della vita, tutti i favoriti ai raggi X

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Peter Sagan - Foto: Pier Colombo


In attesa di capire le condizioni del vento di domenica 16 ottobre, quando si disputerà la prova in linea dei Campionati del mondo di ciclismo su strada a Doha (Qatar), i favori del pronostico sono tutti per i velocisti. Dopo Copenhagen 2011, la maglia iridata dovrebbe essere nuovamente assegnata da uno sprint di gruppo, in una competizione priva di difficoltà altimetriche a fare selezione prima dell’epilogo più verosimile. Vediamo tutti i favori ai raggi X quando mancano 10 giorni alla corsa più attesa dell’anno.

PETER SAGAN: partiamo da lui, iridato in carica dopo la splendida vittoria in solitaria di un anno fa a Richmond, negli Stati Uniti. Lo slovacco forse non è il miglior velocista puro del mondo ma ha dalla sua le doti di resistenza necessarie per essere ancora reattivo dopo 250 chilometri di fatica, in particolar modo se la corsa dovesse rivelarsi più impegnativa del previsto a causa del vento. Il suo punto debole sarà la squadra: la Slovacchia di fatto non ha uomini che lo possono aiutare nelle fasi finali di gara, quelle decisive e anche in caso di ventagli dovrebbe cavarsela da solo.

MARCEL KITTEL: la stessa gara, nel 2014, avrebbe avuto un esito quasi scontato con il massiccio tedesco a braccia alzate con un margine rassicurante sugli avversari. Da lì, però, Kittel ha faticato a ritrovare le stesse prestazioni e anche in questo 2016, nonostante un netto miglioramento rispetto al 2015, ha convinto solo a sprazzi. La sua potenza è ineguagliabile ma nelle Classiche, a parte lo Scheldeprijs vinto 4 volte, non ha mai lasciato il segno. La Germania potrà contare solo su 4 gregari per tutta la corsa e probabilmente non avrà a disposizione un treno nei chilometri conclusivi.

ANDRÉ GREIPEL: stessa situazione tattica di Kittel. Come il connazionale potrà contare solo su 4 uomini per tenere cucita la corsa e viene da un 2016 non allo stesso livello del 2015. Il Gorilla ha vinto tanto ma senza esagerare: nel conteggio, però, pesa il successo sui Campi Elisi di Parigi nell’ultima tappa del Tour de France. Rispetto agli altri velocisti puri nelle ultime stagioni si è dilettato anche nelle Classiche con discreti risultati e potrebbe muoversi meglio anche in caso di vento. Come potenza pura è solo leggermente inferiore a Kittel.

MARK CAVENDISH: che fosse un Campione lo sapevamo già. Nonostante le doti da sprinter di razza in carriera ha vinto una Milano-Sanremo e il Mondiale del 2011. A giugno sembrava tagliato fuori da ogni pronostico, ma al Tour de France ha calato un poker stellare che ha fatto schizzare le sue quotazioni prima delle Olimpiadi, dove ha vinto la medaglia d’argento alle spalle dell’azzurro Elia Viviani nell’omnium. Da quel momento di fatto non ha più colto risultati ma la sua sagoma potrebbe essere quella buona da seguire negli ultimi 150 metri. Sa vincere e non ha paura di farlo.

FERNANDO GAVIRIA: ha deluso, e non poco, alle Olimpiadi. Sembrava destinato all’oro dell’Omnium ma non è mai stato in corsa con Viviani per il gradino più alto del podio. Difficile capire se ha scelto di posticipare il picco di forma in vista del Mondiale, una scelta comunque comprensibile. Ha potenza da vendere, regge sulle lunghe distanze (a 500 metri dalla conclusione della Sanremo era il favorito per vincere prima di una caduta) ma la condizione non è sembrata quella dei giorni migliori. La Parigi-Tours di domenica potrebbe toglierci gli ultimi dubbi.

ALEXANDER KRISTOFF: è strano vederlo così in basso ma il norvegese in questo 2016 è sembrato solamente un lontano parente di quello dominante del 2014 e del 2015, anni in cui si è portato a casa una Milano-Sanremo e un Giro delle Fiandre. Nel suo 2016 manca una vittoria di valore internazionale e contro i rivali di domenica prossima: vederlo sul gradino più alto del podio, per quanto espresso in questi mesi, sarebbe una vera e propria sorpresa.

TOM BOONEN: il fuoriclasse belga è all’ultima apparizione con la maglia della nazionale che l’ha visto laurearsi campione del mondo nel 2005. Dopo la Parigi-Roubaix 2017 appenderà la bicicletta al chiodo ma non per questo sembra meno determinato. Ha lavorato per gli sprint di gruppo (negli ultimi mesi è tornato a vincerne) e ha la classe necessaria per provare a ribaltare un pronostico scritto in suo sfavore. Il Belgio è, probabilmente, la squadra più forte del lotto: in caso di vento potrebbero fare fuoco e fiamme anche a 200 chilometri dal traguardo per provare ad isolare gli altri velocisti e favorire il vincitore di  quattro Roubaix e tre Fiandre. E dopo 250 chilometri Tommeke va sempre tenuto in considerazione.

NACER BOUHANNI: ha il carattere per guadagnarsi la posizione in una volata affollata come sarà quella del Mondiale. È in attesa di cogliere il primo successo di peso della carriera in una stagione fortemente condizionata dall’infortunio che gli impedito di partecipare al Tour de France. Da quel momento in poi ha pensato solamente al Mondiale e dovrebbe arrivarci nella miglior condizione possibile. Avrebbe preferito un percorso leggermente più impegnativo.

ARNAUD DÉMARE: rispetto a Bouhanni ha vinto la Milano-Sanremo nel mese di marzo, riuscendo finalmente ad imporsi a livello Mondiale. Anche lui non è un velocista puro e preferisce le volate a ranghi ridotti: anche per questo parte un gradino sotto rispetto agli altri.

GIACOMO NIZZOLO: chiudiamo con la coppia di capitani azzurri. L’atleta di Muggiò sta attraversando un ottimo momento di forma, ma sarà sufficiente? Non ha la punta di velocità necessaria per battere i migliori al mondo nelle volate e avrebbe preferito un percorso con almeno una salita, dove regge molto bene. Spesso piazzato e poco vincente, è in attesa dell’occasione giusta per invertire questa tendenza dopo il successo più che meritato al campionato italiano.

ELIA VIVIANI: in stagione è stato capace di battere Marcel Kittel e rispetto a Nizzolo è più velocista. Viene da un periodo in cui ha faticato a ritrovare la forma dopo l’oro alle Olimpiadi di Rio nell’omnium e proprio questo desta tante perplessità. In Brasile, però, è maturato e sa cosa vuol dire vincere un evento di questa portata: si tratta di un’occasione unica all’interno della sua carriera e potrebbe coronare un 2016 già così straordinario.

Twitter: @Santo_Gianluca

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Pier Colombo

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