Ciclismo, Mondiali Doha 2016: all’Italia mancano 200 metri. Bene gli azzurri, possibile finale diverso?

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Si è conclusa con il quinto posto di Giacomo Nizzolo la gara della nazionale maschile elite ai Campionati del mondo di ciclismo su strada: una prova buona cui è mancata, come spesso è capitato nell’ultimo periodo, un finalizzatore. La volata di Nizzolo, lanciato da Guarnieri, è parsa spenta rispetto a quella dei diretti rivali, comunque più adatti ad un arrivo del genere.

Partiamo però dal principio e dal momento che ha deciso la corsa: a 175 chilometri dal traguardo prima la Gran Bretagna e poi il Belgio hanno portato un duro attacco al gruppo in condizioni di vento laterale, perfette per formare i famosi e attesi ventagli. Al comando è rimasto un gruppo di 23 corridori e tra questi ben quattro erano italiani: Giacomo Nizzolo, Elia Viviani, Jacopo Guarnieri e Daniele Bennati. Una situazione praticamente perfetta, con i due capitani entrati nel tentativo giusto. È mancato, probabilmente, solo un Matteo Trentin, tagliato fuori da questa stessa azione a causa di Caleb Ewan, che ha creato il buco decisivo con l’azzurro a ruota che non ha potuto nulla per rientrare.

Da qui in avanti, gli azzurri hanno sempre collaborato, in particolare con Daniele Bennati, forti della superiorità numerica e della presenza di due velocisti nel gruppetto buono. In particolare, l’aretino assieme alla squadra belga si è assunto la responsabilità di condurre il gruppetto fino ai 10 chilometri conclusivi. Anche qui, però, gli azzurri si sono limitati ad attendere la volata, con un Elia Viviani in preda ai crampi e inutilizzabile per provare ad anticipare o portare via un gruppetto.

Guarnieri ha pilotato alla perfezione Nizzolo, lasciandolo in prima posizione a 250 metri dal traguardo. Qui sono emersi i limiti di Nizzolo, che non è uno sprinter puro e non ha lo spunto necessario per contrastare velocisti del calibro di Sagan e Cavendish, superiori in questo esercizio. L’Italia avrebbe potuto provare qualcosa di diverso? L’unica soluzione, con Sagan e Cavendish scortati rispettivamente da un compagno a testa, poteva essere quella di provare ad attaccare per anticiparli proprio con lo stesso Nizzolo, magari in compagnia di un Boonen che sulla carta partiva battuto in volata ma che è riuscito comunque a salire sul podio. Italia e Belgio, invece, sembrano quasi essersi accontentate della volata anche se le forze rimaste, giustamente, potevano essere troppo poche per tentare un’azione di questo tipo oltre 5 ore nel caldo del deserto.

Twitter: @Santo_Gianluca

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