Calcio, qualificazioni Mondiali 2018: quale attacco per il futuro dell’Italia?

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C’è chi ha detto che l’Italia di Giampiero Ventura è identica a quella di Antonio Conte: errore grossolanoLa continuità c’è, ma la partita di ieri sera contro la Spagna ha chiaramente evidenziato che, anche se gli uomini in campo sono gli stessi, l’atteggiamento, la personalità, la fiducia nell’allenatore e gli schemi tattici di gioco possono decidere eccome una partita. E così dal 2-0 degli ottavi di Euro 2016 si è passati all’1-1 dello Stadium raggiunto con la forza della disperazione a dieci minuti dalla fine grazie alla determinazione di Andrea Belotti e alla freddezza dal dischetto di Daniele De Rossi. Tuttavia, il risultato maturato a Torino non è da buttare nella corsa verso il primo posto nel girone G che vorrebbe dire qualificazione diretta ai Mondiali 2018.

L’APPROCCIOLo ha detto anche il ct nell’intervista alla Rai di fine gara: l’Italia, soprattutto nel primo tempo, è mancata di personalità. Anche se a dirla tutta qualche colpa sembra averla anche lo stesso Ventura, che ha preferito uno schieramento prudente senza Marco Verratti e Antonio Candreva. Ebbene, se Alessandro Florenzi ha comunque fatto il suo grazie all’enorme grinta che da sempre lo contraddistingue, Riccardo Montolivo stava combinando più danni che altro prima dell’infortunio al ginocchio che l’ha costretto a uscire in barella alla mezz’ora. Gli azzurri hanno provato a emulare le partenze dal basso dell’Italia di Conte – un’idea di gioco per altro condivisa anche da Ventura – ma questa volta il pressing spagnolo ha messo più volte in difficoltà anche Gianluigi Buffon, pressato davvero a ridosso dell’area piccola. E se la linea difensiva tutto sommato ha retto (grande Andrea Barzagli, promosso anche l’esordiente Alessio Romagnoli), è stato il centrocampo ad andare in confusione, non riuscendo né a fare filtro né a ripartire velocemente cercando le punte, isolatissime.

IL CANTIERE IBERICO – Davanti al microfono della tv di stato, però, Ventura ha aggiunto una cosa molto importante: la Spagna ha tenuto il possesso di palla (e c’era da aspettarselo) ma Buffon, erroraccio a parte, non ha compiuto altre parate degne di nota. Il che significa che, al di là del dominio territoriale, la Roja non ha spaventato così tanto l’Italia. Certo: c’era il pericolo che da un momento all’altro Andrés Iniesta o David Silva mandassero in porta qualche compagno con i loro magici passaggi filtranti, ma alla lunga il gioco di Julen Lopetegui si è rivelato fin troppo sterile. Tant’è che negli ultimi dieci minuti gli azzurri hanno avuto anche le occasioni per vincere la partita e che il pareggio, seppur sofferto, si può considerare un risultato giusto. Nonché, ovviamente, fondamentale.

QUALE TANDEM D’ATTACCO? – Ed ecco che si arriva al tema più spinoso, quello degli attaccanti, ché dovendo portare i gol sono sempre i più chiacchierati, nel bene ma anche nel male. Ventura non ha sbagliato a fidarsi ancora una volta di Graziano Pellè ed Eder, fedelissimi di Conte e ampiamente rodati per gli scambi stretti che l’ex tecnico del Torino professa da sempre. Il gol contro la Francia, per esempio, era nato da una splendida combinazione tra i due. Cosa non ha funzionato ieri sera? Da un lato, come già evidenziato, il tandem offensivo ha toccato pochissimi palloni nel primo tempo. Dall’altro è innegabile che, mentre la condizione generale cresce, uno che gioca in Cina e un altro che all’Inter trova spazio in scampoli di partite rischiano di essere più indietro rispetto agli altri. E difatti Ciro Immobile e Andrea Belotti, già nove gol in due in Serie A, titolarissimi di Lazio e Torino, hanno fatto un figurone. Su chi puntare per il futuro? Un incontro è troppo presto per dirlo, ma tra tutti il Gallo ha fornito un’impressione davvero notevole. E conoscendo Ventura, che ama affidarsi a chi ha già allenato, Immobile e Belotti potrebbero avere un grande avvenire insieme. Del resto l’anno scorso in granata non andò affatto male.

 

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: Francesco Caligaris

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