Calcio: Graziano Pellè alla gogna. Chi sbaglia paga sempre?

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E così fu. Graziano Pelle è finito sulla gogna mediatica. Il brutto gesto nei confronti del ct Giampiero Ventura (mancata stretta di mano o “cinque” dopo la sostituzione) non è stata perdonato ed il giocatore, attualmente in forza al club cinese del Shandong Luneng Taishan F.C. ha dovuto prendere armi e bagagli e tornarsene anzitempo nel continente asiatico.

Una presa di posizione dura quella Nazionale che vuol essere da monito per tutti quegli atteggiamenti che mal si conciliano col significato della maglia azzurra. Ne è ben coscio Pellè che, poco dopo il “fattaccio”, si era già scusato pubblicamente con l’allenatore ed i suoi compagni. Un agire che nella mente dei tifosi è quasi in serie con quello, sempre molto discutibile, nei confronti del portiere tedesco Manuel Neuer, nel corso dei quarti di finale degli europei quando l’attaccante di origini salentine tentò di provocare Neuer, poco prima del penalty, sortendo risultati negativi. Tuttavia, la domanda che ci poniamo è la seguente: l’adozione di un codice così rigido vale per tutti e su quali basi? 

Ad onor del vero, scorrendo l’album dei ricordi delle forti discrepanze vi sono in termini di comportamenti riprovevoli Pensiamo, ad esempio, a Daniele De Rossi, a segno contro la Spagna, ma protagonista ad inizio stagione di un bruttissimo intervento nel corso del preliminare di Champions League con la maglia della Roma. Qualcuno dirà: “Un’azione di gioco col club”. Verissimo ma se ci affidiamo ad un protocollo del genere, il convocare un calciatore reo di un fallo simile non è altresì poco etico? 

Vi è stato il caso di De Rossi ma potremmo enunciarli altri anche con nomi ancor più importanti, vedi lo sputo di Francesco Totti nel corso del match ad Euro 2004  al centrocampista Christian Poulsen. Il punto dunque è che se prendessimo tutti gli episodi poco decorosi arriveremo alla conclusione che, come al solito, i due pesi e le due misure hanno rappresentato il modus operandi. 

Un concetto legato all’importanza del calciatore ed alla sua necessità in squadra. Di qui, il quesito provocatorio: “Si manda via Pellè perchè ha mancato di rispetto all’allenatore o perchè tanto, non essendo un fenomeno, può comunque essere brillantemente sostituito da Andrea Belotti?”. Un ragionamento che si fortifica guardando alla storia quando Cesare Prandelli, il più “accanito” sostenitore del codice etico, convocò comunque Giorgio Chiellini, dopo che il calciatore juventino, contro la Roma in campionato, usò dei mezzi assai poco ortodossi per interrompere l’azione del proprio avversario. In quel caso, però, la necessità tecnica di Chiellini ha travalicato l’etica ed eccoci dunque al punto di partenza: quando e come applicare questo “regolamento”? Non avrebbe avuto più senso un colloquio privato tra Ventura e Pellè dicendo: “Con la Macedonia non giochi ma resti in squadra per dar supporto ai tuoi compagni”?

Si è invece voluto quasi spettacolarizzare il provvedimento disciplinare per dare la parvenza della propria rigidità, dando in pasto ai media la figura del calciatore irrispettoso ed arrogante. Un episodio che, però, potrebbe ripercuotersi contro la stessa Figc perchè qualora dovesse ricapitare un episodio, eticamente spiacevole, in che modo si procederà?

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giandomenico.tiseo@oasport.it

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Foto da profilo twitter Euro 2016

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