Nuoto: la nuova sfida di Federica Pellegrini. Velocità, staffette ed esempio verso Tokyo 2020

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La “solita” Federica Pellegrini: decisa, a tratti testarda ma follemente innamorata del nuoto e del sapore dell’agonismo. Dell’odore del sangue delle rivali, dopo aver nuovamente assaggiato il proprio, di metaforico sangue, con il quarto posto nei 200 stile libero alle Olimpiadi di Rio 2016. La 28enne veneta andrà avanti. Lo ha anticipato su Instragram all’inizio della settimana scorsa per poi confermarlo in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

Mentre il fidanzato Filippo Magnini sarà impegnato fino a dicembre nel reality Masterchef Celebrity e sempre sul social network delle fotografie ha annunciato di voler nuotare ancora un anno, ma uno solo, con i Mondiali di Budapest 2017 nel mirino, Federica Pellegrini ha utilizzato le solite parole forti per il suo nuovo manifesto d’intenti sulle pagine della Rosea. “In me è prevalsa più la rabbia che la delusione – ha tuonato, aggiungendo -. Da qui a quattro anni vedo una strada nuova da percorrere più sulla velocità e allentare sempre più sui 200, perché non so per quanti anni potrò reggere i lavori sulla mia gara preferita, lo spostamento sulla velocità ci sarà, ma intanto torno a nuotare con gli stessi carichi o maggiori, con gli stessi collegiali in altura. Mi preparo ad altre torture: finché reggo, reggo”.

La determinazione, insomma, è quella di sempre. Con sei podi mondiali e quattro medaglie d’oro europee consecutive nella gara più amata – le due strisce sono ancora aperte – non si può dire che l’azzurra sia finita: nella scorsa stagione ha nuotato il suo record personale in tessuto sulla distanza (1’54”55) e si è presentata in Brasile da terza nella classifica dei migliori tempi. La medaglia, tuttavia, le è sfuggita per 18 centesimi contro l’australiana Emma McKeon. E la seconda amarezza a cinque cerchi consecutiva dopo il quinto posto di Londra 2012 può aver rappresentato il canto del cigno della carriera di Federica Pellegrini nei 200 stile libero. Come a dire: con l’età che avanza e la testa non più in grado di gestire le rimonte come un tempo, da ora in poi sarà sempre peggio. Logico cambiare ambizioni e prospettive.

La veneta comunque ha ancora tanto da dare al nuoto italiano. Lo dicono i numeri, lo ribadisce il cronometro e lo conferma Matteo Giunta, il suo allenatore con il quale nel 2015 Federica Pellegrini è diventata la miglior Federica Pellegrini di sempre, per lo meno in fatto di tempi con il costume in tessuto. Al Settecolli di giugno, infatti, il nuovo record italiano di 53”18 nei 100 stile libero le sarebbe valso un incredibile sesto posto nella finale olimpica davanti alla detentrice del primato mondiale Cate Campbell. Ripartirà da qui, come lei stessa ha dichiarato sempre alla Gazzetta: “Sono reduce dai personali nei 200 e 100, con 1’54”5 e 53”1 e non posso permettermi di riposare, staccare un anno o due mi avrebbe poi costretto a ripartire da zero con gli allenamenti. Ripartire dai miei migliori tempi è più facile e sarebbe stato assurdo perdere tutto il lavoro“.

E poi ci sono le staffette. Anche grazie al suo contributo già in batteria, la 4×100 stile libero del primo giorno e la 4×100 mista dell’ultimo sono state le uniche squadre italiane a conquistare un posto tra le migliori otto nazioni del mondo. Con una tattica pregevole e non scontata: andare a tutta in batteria, facendo registrare in entrambi i casi il nuovo record italiano, per poi godersi senza pressioni né pretese la finale. Pian piano il movimento azzurro cresce. Il miglioramento, seppur lieve, c’è. Verso Tokyo 2020 la strada è segnata: il podio è utopia, ma provarci è un dovere. Per una velocista 18enne, la prospettiva di nuotare al fianco di Federica Pellegrini alle Olimpiadi giapponesi non può che essere uno stimolo. E così via. Ecco un altro compito.

 

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: DeepBlueMedia

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