Calcio: i 40 anni di Francesco Totti. In Nazionale due rigori da leggenda

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Auguri a Francesco Totti, 40 anni oggi e una sola maglia nel cuore. Un (uno solo?) difetto? “In Nazionale non ha ripetuto le stesse cose che ha fatto nella Roma e così, a un certo punto, ha deciso di lasciare“. Parole di Arrigo Sacchi, intervistato ieri da Il Corriere della Sera, in un lungo Totti-day che ha coinvolto su Facebook molte star tra cui il più forte di tutti, Lionel Messi, e non ha risparmiato polemiche per l’intervista rilasciata La Gazzetta dello Sport dalla moglie Ilary Blasi: “Spalletti è stato un piccolo uomo“.

Ma cosa ha rappresentato Francesco Totti per la nazionale italiana? Innanzitutto i numeri: 58 presenze (35° posto in classifica), 9 gol (34°). Per dire, Daniele De Rossi ne ha segnate esattamente il doppio e, pur avendo giocato 107 partite, agisce in un ruolo ben diverso del campo. O ancora Giorgio Chiellini, difensore da 7 marcature in 90 apparizioni, si può considerare relativamente più incisivo. Eppure Er Pupone in azzurro ha lasciato segni notevoli, probabilmente sottovalutati da Sacchi. Discontinuo, forse, ma artista. Con gesti – positivi ma anche negativi – che saranno ricordati in eterno.

Totti con la maglia azzurra dei grandi ha vinto il Mondiale 2006 in Germania ed è arrivato secondo agli Europei del 2000. Nelle categorie giovanili il suo palmarès conta l’oro agli Europei Under 21 del 1996 e il successo ai Giochi del Mediterraneo dell’anno successivo, oltre ad altri due argenti conquistati nel 1993 (Europei U16) e nel 1995 (Europei U19). Ha esordito in Nazionale maggiore il 10 ottobre 1998 entrando al 70′ della sfida vinta per 2-0 contro la Svizzera. Il primo gol quasi due anni dopo, amichevole Italia-Portogallo (2-0) del 26 aprile 2000. L’ultima apparizione a Berlino, il 9 luglio 2006, con la Coppa del Mondo tra le braccia.

Sono due i momenti più lieti della storia di Francesco Totti in azzurro. Due calci di rigore, una delle tante specialità della casa, sulla carta la più semplice ma guai a sottovalutare la tensione che si prova dagli undici metri. Soprattutto se hai 23 anni e stai per tirare un penalty in una semifinale europea ad Amsterdam contro l’Olanda, davanti a un gigante di 1 metro e 97 come Edwin van der Sar e con dietro una curva tutta colorata d’arancione. Cucchiaio e gol, con tanto di annuncio a un incredulo Luigi Di Biagio.

Oppure se sei stato convocato in extremis (ma a furor di popolo) per il Mondiale 2006 dopo che il 19 febbraio dello stesso anno un fallo di Richard Vanigli durante Roma-Empoli di campionato ti ha provocato la frattura del perone. Italia-Australia, ottavi di finale. Recupero del secondo tempo regolamentare. Fabio Grosso si guadagna d’astuzia un rigore sfondando sulla sinistra e la responsabilità è tua, non ancora al top della forma e con scarpini ad hoc per evitare traumi e ricadute. Gol, all’incrocio. 

In mezzo altri due attimi, meno gloriosi ma non per questo insignificanti. Ai Mondiali 2002, durante i supplementari con la Corea del Sud, un netto rigore per l’Italia si trasforma in simulazione di Totti: seconda ammonizione e cartellino rosso sventolato in faccia dal discusso arbitro Byron Moreno, poi arrestato nel 2010 per traffico internazionale di droga. Polemiche a non finire. Come due anni dopo, durante la gara d’esordio degli Europei 2004: uno sputo diretto al centrocampista danese Christian Poulsen viene sanzionato dalla prova televisiva con tre giornate di squalifica. Ma l’Italia ne gioca solo due perché esce ai gironi.

Istantanee di genio e sregolatezza, insomma. Francesco Totti ha giocato tanto ma ha segnato una sola doppietta in Nazionale: il 13 ottobre 2004 a Parma contro la Bielorussia (4-3). Le giustificazioni comunque si sprecano: è difficile trovare, nella storia dell’Italia, goleade. Per di più solo 19 volte è rimasto in campo per tutta la durata degli incontri, 25 le sostituzioni, molte anche durante l’intervallo. Ma erano gli anni d’oro del calcio nostrano, la staffetta con Alessandro Del Piero e molti altri fuoriclasse con cui contendersi i (pochi) posti offensivi negli schieramenti tattici di Dino Zoff, Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi, non proprio il massimo del calcio spettacolo.

I due rigori all’Olanda e all’Australia, comunque, resteranno nella leggenda perché simbolici per il singolo tanto quanto fondamentali per il gruppo. Qualche macchia, sintomo di un carattere non sempre facile, ma un altro dato da non sottovalutare: ha vinto, e lo ha fatto da protagonista (era titolare nella finale con la Francia), un Mondiale. Non sono in tanti a poterlo sfoggiare. E se a 39 anni in molti l’avrebbero voluto agli Europei 2016, al di là di contestabili ipotesi tattiche, qualcosa vorrà pur dire. 

 

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: Wikipedia

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