Vela, Mattia Camboni: “Torno da Rio molto felice, ma soprattutto voglioso di ricominciare subito ad allenarmi! In vista delle prossime Olimpiadi…”

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Una delle (poche) soddisfazioni donateci dalla Vela olimpica a Rio de Janeiro ha avuto come fonte il windsurfer laziale Mattia Camboni. Il ventenne della classe RS:X non è salito sul podio finale, né l’ha sfiorato, tuttavia il suo ingresso in Medal Race come più giovane protagonista di tutto il campo-partenti, con una vittoria e due terzi posti nelle regate regolari, ha nobilitato notevolmente la sua prima partecipazione olimpica. Camboni fa così già rima con positivo presente e incoraggiante futuro, ma dietro questo simpatico virtuoso della Tavola c’è di più, c’è tanto da scoprire… Andiamo a conoscerlo meglio allora!

Ciao Mattia, qual è il tuo personale bilancio di questi Giochi Olimpici n.1 in carriera?

“Le Olimpiadi sono andate molto bene, secondo tutti! Io avrei voluto fare leggermente meglio, ma dopo le due squalifiche quello che ho fatto è stato ottimo! Ai limiti dell’impossibile, a mio parere… Quindi, sono molto felice”.

Descrivici un po’ il campo di regata Pan di Zucchero di Rio de Janeiro. L’impressione è che abbia fatto danni ai nostri colori, con i suoi “capricci ventosi” (vedi Medal Race Tartaglini)…

“Era secondo me un campo molto difficile, simile ai campi di regata dei Paesi del Nord! Soprattutto dentro la Baia con vento molto raffinato e oscillante e acqua molto piatta”.

Cos’hai lasciato in Brasile e cosa porti a casa, dopo un’esperienza sportiva ed umana così “totalizzante” come quella olimpica?

“Sono state le regate e l’esperienza personale più belle della mia vita! Torno molto felice per com’è andata la gara, ma soprattutto voglioso di ricominciare subito ad allenarmi! In vista delle prossime Olimpiadi…”.

A Rio eri il più giovane in assoluto del lotto dei partecipanti all’RS:X (20 anni). Ciò ti ha stimolato ulteriormente o ti ha messo un po’ “in soggezione” al cospetto dei grandi vecchi della Tavola globale? Vedendo i risultati (anche una vittoria e due terzi posti, nelle regate “di flotta”)…

“Sicuramente essere il più piccolo della flotta ha i suoi punti deboli ma io non ho pensato molto a questo e ho cercato di fare la mia gara con meno pressione possibile, cercando di divertirmi e godermi ogni singola regata”.

Com’è nata questa passione per il windsurf? E, soprattutto, com’è avvenuto il passaggio all’RS:X, quindi, alle competizioni “serie”?

“Tutto è nato nel mio Circolo di Civitavecchia dove vedendo tutti i ragazzi che facevano windsurf mi è venuta voglia di iniziare. Tra l’altro mio nonno portò il windsurf a Civitavecchia, costruendone anche qualcuno per i ragazzi più giovani; in più mia madre faceva windsurf mentre era incinta di me…! Dopo anni di ‘Giovanili’, decisi di passare tre anni prima del dovuto in RS:X (teoricamente, una cosa da pazzi!), perché ero già abbastanza grande e grosso fisicamente e la tecnica era buona. La cosa più bella è che alla prima regata arrivai primo a soli 14 anni e contro gente di 18 proveniente da tutta Italia! Ma il vero salto di livello lo feci dopo un allenamento di quindici giorni con Alessandra Sensini a Weymouth prima delle Olimpiadi, dove insieme a Paolo Ghione, mi fecero crescere in modo assurdo! Da lì ho iniziato a vincere anche le regate di livello internazionale…fino ad arrivare a Rio 2016″.

Obiettivi e programmi nel medio-lungo periodo del Mattia Camboni non più Wonderboy del windsurf, ma agonista ormai maturo e consapevole?

“Prossimi obiettivi: Mondiale 2017 proprio a Tokio e poi allenamenti, solo allenamenti per tornare a Tokyo nel 2024…”.

giuseppe.urbano@oasport.it

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