Tuffi, Olimpiadi Rio 2016 – Tania Cagnotto e i due quarti posti di Londra 2012. Un tabù da sfatare

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Guardare al passato per esorcizzarlo, pensare alle lacrime per chiudere con il sorriso, lavorare quattro anni per una rivincita con il destino che, tra pochi giorni, vivrà il suo attimo decisivo. Sarà breve ma intenso, come tutte le emozioni che Tania Cagnotto ha regalato all’Italia nella sua lunghissima e brillante carriera, e nessuno ancora sa come andrà a finire.

Per ora si mischiano sogni e illusioni, realtà e conti matematici, ma la verità – come sempre – è racchiusa nelle parole della fuoriclasse bolzanina. “Vivrò Rio 2016 senza pressioni, sarà la mia ultima Olimpiade della carriera e voglio assaporare ogni attimo perché non tornerà mai più“, va ripetendo ormai da qualche stagione Tania. Senza pressioni come ai Mondiali di Barcellona 2013, due argenti. Come agli Europei di Berlino 2014, due ori e un argento. Come agli Europei di Rostock 2015, tre ori. Come ai Mondiali di Kazan 2015, un oro e due bronzi. Come agli Europei di Londra 2016, tre ori e un argento.

Dopo le cocenti delusioni di Londra 2012, infatti, si è vista sul trampolino una nuova Tania Cagnotto, Più matura, rilassata e vincente. I numeri parlano chiaro: 18 medaglie su 20 nei grandi appuntamenti recenti, 17 su 31 tra il 2005 e quella maledetta estate inglese, in cui tutto sembrava dover finire con due quarti posti a un’inezia dal sogno di una vita. Con coraggio, riviviamola.

Il 29 luglio fu il giorno del sincro 3 metri con Francesca Dallapè, gara in cui le due azzurre sono regine d’Europa ininterrotte da Torino 2009 con otto gemme consecutive. A Londra la Cina di He Zi e Wu Minxia non ebbe rivali e dominò con 346.20 punti: nemmeno un voto sotto il 7.5. Alle spalle delle asiatiche si scatenava la lotta per gli altri due posti sul podio: l’Italia c’era, terminò a 104.40 gli obbligatori ma sporcò il doppio e mezzo avanti con un avvitamento (63.90) nella penultima rotazione.

Le statunitensi Kelci Bryant e Abigail Johnston furono costanti e brave a sfruttare gli errori altrui. Con 321.90 si misero al collo la medaglia d’argento e non raccolsero altre gioie in carriera. Per l’Italia tutto si decise in volata con il Canada di Jennifer Abel, talento in rampa di lancio che ora è una splendida certezza, e Emilie Heymans, veterana che appese poi il costume al chiodo. Anche l’avvitamento delle nordamericane non fu pulito, ma con uno score finale di 316.80 chiusero comunque davanti alle azzurre per 2.70 punti. Una prima mazzata nel momento più alto della carriera di Tania Cagnotto e Francesca Dallapè, fisicamente al top rispettivamente a 27 e 26 anni.

Il 5 agosto fu la sera in cui Usain Bolt vinse il suo secondo oro nei 100 metri. E fu anche la sera più triste della storia recente dei tuffi italiani. Tutti ricordano il verdetto, pochi hanno avuto il coraggio di riguardare una gara che Tania iniziò alla grande, con 76.50 punti con il doppio e mezzo indietro carpiato. Anche qui Wu Minxia e He Zi scapparono fin da subito: l’oro toccò addirittura quota 414, ci fu pure un 10 nell’ultimo tuffo, mentre per l’argento ne bastarono 379.20. Jennifer Abel sbagliò il rovesciato e uscì di scena per le medaglie. Zitta zitta comparve però Laura Sanchez, da poco diventata mamma e assente a Rio. Pure i 3 metri individuali diventarono quindi una questione di pochi punti. La bolzanina si giocò per ultimo il suo amato doppio e mezzo rovesciato carpiato, per la rimonta servivano i 9. Ne arrivarono due, ma purtroppo non bastò. Con 362.20 punti finali il bronzo parlò messicano per venti centesimi.

Lo psicodramma che ne conseguì non necessita ulteriori parole. Dissero già tutto l’abbraccio di papà Giorgio, che con il tempo ha saputo spezzare la routine d’allenamento affiancando a Tania anche Oscar Bertone, e il pianto della campionessa azzurra nell’intervista a Sky in cui sembrò paventare il ritiro. L’ennesimo atto di umanità di una storia che per fortuna non si è fermata quel 5 agosto, ma che ha deciso di sfidare gli acciacchi dell’età e lo stress dell’agonismo per altri quattro anni ancora. Con grandi ambizioni, adesso. 

 

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: pagina Facebook Fina/DeepBlueMedia

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