Triathlon, Charlotte Bonin IN ESCLUSIVA: “Rio l’esperienza più bella della mia vita! Il mio fisico ha bisogno di fermarsi, ma mai dire mai…”

Charlotte-Bonin-profilo-FB.jpg

Il triathlon italiano ha confermato a Rio di non essere ancora del tutto pronto a contrastare le Superpotenze mondiali di quest’affascinante multi-disciplina (Usa, Gran Bretagna, Spagna, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, ecc.); tuttavia c’è un risultato, il 17° posto di Charlotte Bonin nella gara femminile, che ha un valore tanto assoluto quanto relativo enorme. Scopriamo perché e, soprattutto, andiamo a conoscere meglio la simpaticissima – e brava! – triatleta valdostana. Un autentico fiume in piena… Buona lettura!

Ciao Charlie (il suo nick “familiare”), ti eri prefissata di centrare la top-20 a Rio e l’hai conquistata brillantemente. Raccontaci la tua gara.

“Sì, quando ho dichiarato di voler tentare la top-20 a Rio l’ho sparata grossa, ma d’altronde se non si punta mai in alto e ci si accontenta non si migliora mai! Sapevo che per provare a raggiungere quel risultato avrei dovuto condurre una gara davanti, puntando tutto sulle prime due frazioni, per poi cercare di limitare i danni nella corsa…e così è stato! Sono partita decisa dalla spiaggia e ho dato tutto nel nuoto con una prova che finalmente ha rispecchiato il mio valore in questa disciplina. Uscita nona dall’acqua, ho solo pensato a salire il più velocemente possibile sulla bici, senza guardare in faccia nessuna e non perdere le ruote… La prima salita mi spaventava perché sapevo si sarebbe fatta selezione…così è stato, ma io sono riuscita a rimanere nel gruppo delle 22 di testa. Il ritmo del secondo giro è stato altrettanto forsennato, infatti abbiamo perso per strada quattro atlete! Quello che ho pensato per tutta la frazione in bici è stato che lì mi stavo giocando la MIA OLIMPIADE, quindi ho cercato di rimanere vigile, rifiatare nei pezzi più piatti e meno tecnici per poi sparare tutto nella parti tecniche e dure di salita/discesa. Il ritmo era altissimo, guardando i parziali abbiamo preso solo 6′ dal gruppo di testa della gara maschile e ho iniziato la corsa con poco più di 3′ sul gruppo delle avversarie dove c’erano parecchie podiste ‘specializzate’! Ho solo pensato a correre come meglio potevo, senza farmi prendere dalla frenesia, andando con il mio passo. Negli ultimi 3 km sono anche riuscita a recuperare l’americana fresca vincitrice alla tappa WTS di Amburgo (Katie Zaferes, ndr) e lì ho capito che tutte siamo umane e in molte avevamo patito quel percorso… Così, con un po’ più di fiducia, sono arrivata fino al traguardo chiudendo con tanta emozione e soddisfazione al 17° posto!”.

Quanto pesa questo 17° posto, hai migliorato tantissimo la tua prestazione rispetto a Pechino 2008. Otto anni dopo, possiamo dire che a Rio abbiamo visto una delle Bonin migliori di sempre? Considerando anche tutti gli “ostacoli” che ti hanno frenato nell’ultimo biennio…

“Rispetto a Pechino sono tutt’altra persona! Più matura e più conscia del mio valore, visti anche i risultati del biennio 2013-2014! Purtroppo gli anni successivi sono stati appunto molto duri e travagliati… Più mi allenavo, più andavo piano e stavo male. Non ero più padrona del mio corpo! Risolti poi pian piano tutti i piccoli ma grandi problemi che mi stavano distruggendo, ho cominciato a stare meglio e migliorare un passo alla volta fino ad arrivare alla gara più importante della stagione nella condizione migliore che potessi ottenere a partire da marzo. Nel nuoto e nella bici ho espresso il mio valore e credo di essere stata la Charlie migliore di sempre! La corsa, invece, non è stata purtroppo quella che ero riuscita a ‘costruire’ due anni fa, ma nello sport non si inventa nulla e la cattiveria non basta! Per via dei problemi alle caviglie non sono riuscita a dare continuità al lavoro, quindi posso solo ‘accontentarmi’ di limitare il gap. Ma per fortuna stiamo parlando di triathlon e quel che conta è il risultato finale, non i parziali, ed io mi sono giocata le mie carte al meglio!”.

Cosa hai portato in Brasile e cosa ti ha dato questo stupendo viaggio oltreoceano…?

“Da quando ho messo piede in Brasile con addosso la tuta del Team Italia per me è iniziato un sogno… Ho trascorso due settimane con il sorriso sul volto, felice e soddisfatta di essere lì… Di esserci arrivata dopo un percorso travagliato, pronta a condividere l’esperienza olimpica con un gruppo di persone che considero un po’ la mia seconda famiglia! Si respirava aria di soddisfazione, perché i sacrifici per esserci li avevamo fatti tutti, ma al tempo stesso abbiamo proseguito ad allenarci serenamente, in maniera minuziosa, senza risparmiarci, con l’assoluta consapevolezza che eravamo alle Olimpiadi… Eravamo nella cerchia dei 55 atleti più forti al mondo: questo ci dava ogni giorno maggiore carica! C’era una sinergia incredibile tra noi atleti e lo Staff! Mi porto a casa questo ricordo! Un ambiente sano che ha raccolto i frutti di tanto impegno e sacrifici! Abbiamo ricevuto tanto affetto dalle persone che ci hanno scortato negli allenamenti e dai ‘locali’ che tifavano per noi e ci aiutavano anche nella logistica. Ho vissuto in una bolla incantata per due settimane… Mi sono goduta il famoso Spirito Olimpico, che niente e nessuno poteva rovinare, infatti è stata l’esperienza più bella della mia vita!”.

Alla soglia dei 30 anni, c’è l’entusiasmo, la voglia e il “fisico” per rimettersi sotto e preparare un altro quadriennio ad alti livelli?

“Alla soglia dei 30 e dopo un risultato così incoraggiante. c’è ancora tanta ma tanta voglia! Il triathlon è la mia vita nonché la mia passione più grande! Ho la fortuna di farlo come lavoro ed è stata la mia fortuna più grande! Ho imparato però ad ascoltarmi ed il mio fisico, dopo quindici anni, di cui dieci ad altissimo livello, ha bisogno di rifiatare e rimettersi in sesto… Non rimpiango nulla, anzi, ma è giunto il momento di togliere gli ‘abiti da gara’ dalle valigie, metterli nell’armadio e lasciarli lì per un po’! Ripeto, mi sento privilegiata per la vita che ho, ma ho bisogno di avere un minimo di stabilità, di riallacciare rapporti che ho messo in secondo piano per tutto questo tempo e di togliermi qualche sfizio da ragazza normale! Voglio vivere qui ed ora, godendomi questo momento felice e per una volta premiandomi per questo successo personale, che va ben oltre il risultato… Ho passato due anni di vero inferno, ho lottato ed ora ho bisogno di leggerezza e tranquillità, senza pormi obiettivi! Fisico e mente vanno ascoltati e rispettati… Tuttavia, non mi chiudo nessuna porta, anzi… Allenarmi fa ormai parte della mia quotidianità e quindi continuerò a farlo solo a casa, circondata dai miei cari e gareggiando per lo più in Italia… Mettendo un attimo da parte la divisa della Nazionale e vestendo finalmente un po’ di più quella del mio gruppo sportivo (Fiamme Azzurre, ndr), che mi ha sempre sostenuta. Poi si vedrà, mai dire mai!”.

Secondo te, sono raggiungibili questi fenomeni del triathlon mondiale femminile, come Jorgensen, britanniche, oceaniche, ecc.?

“Credo che Jorgensen, Spirig, Holland, Stanford, etc. siano persone umane come tutti noi, ma con un gran talento! Credo anche che al livello mondiale in cui siamo, tutti ci si allena tanto e nel migliore dei modi, ma non tutti possiamo vincere! Ora la Jorgensen sta davvero dominando la scena, così come i fratelli Brownlee al maschile! Qualche mese fa, però, tutti avrebbero puntato su Mola o Jenkins, dominatori in Australia! Tre anni fa, la Stanford sembrava imbattibile, soprattutto dopo la performance alla Grand Final di Londra! Nel mio piccolo ho centrato un quinto ed un ottavo posto alle WTS del 2014: ognuno ha il suo ‘momento di apice’… Per me è stato riuscire a confermarmi nelle prime 10, per altri vincere di continuo. Esistono talenti e fenomeni che però sono umani e possono essere avvicinati o addirittura battuti, perché anche loro possono avere momenti di alti-e-bassi, il fisico va rispettato…! Jorgensen a parte, poi, abbiamo visto molti atleti salire e scendere per parecchi mesi a causa di continui infortuni”.

Infine, abbiamo lasciato a Charlie la libertà di ringraziare e dedicare pensieri e sentimenti a coloro che le hanno permesso di affermarsi serenamente come triatleta di livello mondiale…

“Come ho sempre detto, da sola non sarei andata da nessuna parte e da sola non mi sarei mai rialzata dopo tutti quei piccoli ma grandi ostacoli che, come capita a tutti gli atleti, bisogna superare! La mia forza più grande è da sempre la mia famiglia! Mio papà Chicco che fa più sacrifici di me per seguirmi, mamma Cinzia che lavora dietro le quinte viziandomi come meglio non potrebbe e cercando anche lei di esserci sempre, mio fratello Mattia che nonostante si stia creando la sua vita, non perde occasione per essere presente nella mia! Così come i miei amici della Valle, che anche se non ci sono mai in gara non mi fanno mai sentire sola e mi sostengono a distanza… Fra tutti, la migliore amica Vittoria! Eterna riconoscenza la avrà il ‘mio’ Dottore, Sacha Sorrentino, che ha scoperto e debellato i miei problemi di intolleranze, permettendo la realizzazione del mio secondo sogno olimpico, così come il mio Fisioterapista Fabrizio Borello, che mi ha permesso di tornare a correre più e più volte, facendo ‘miracoli’ laddove altri medici mi davano per ‘spacciata’…! Hanno completato l’opera durante il raduno, Maura, Patrick, Alessandro, Raffa e Paolo, che oltre ad essere ottimi fisioterapisti sono anche degli amici! Poi ci sono i miei Allenatori Mario e Angelo, che mi hanno raccolta quattro anni fa e mi hanno fatta volare come mai… Hanno lavorato con me sempre e comunque, mettendosi in disparte nei momenti belli e non lasciandomi mai sola in quelli brutti! Così come la FITRI capeggiata dal presidente Bianchi, che ha sempre creduto nella mia tenacia, permettendomi di allenarmi nelle condizioni migliori ed il mio Gruppo Sportivo delle Fiamme Azzurre che è sempre stato al mio fianco permettendomi di finalizzare l’attività internazionale! Negli ultimi anni ho anche imparato l’importanza del gruppo di allenamento, per questo voglio ringraziare i miei compagni di fatiche della Nazionale con i quali ho passato mesi di raduno davvero difficili senza mai farmi perdere il sorriso, così come il gruppo di Novara con Jenny, Luca, Marcello, Stefano e Marco, che sono stati fondamentali per me soprattutto nell’ultimo periodo! Scontato dirlo, ma grazie anche a tutte quelle persone che mi hanno fatto sentire il loro appoggio sempre e comunque perché anche se non mi conoscono benissimo sanno che tipo di persona/guerriera sono e non c’è cosa più bella che essere apprezzati per ciò che si è e per i propri sforzi!”.

giuseppe.urbano@oasport.it

Clicca qui per mettere “Mi piace” alla nostra pagina Facebook
Clicca qui per iscriverti al nostro gruppo
Clicca qui per seguirci su Twitter

Foto: profilo FB Charlotte Bonin (credit: Wybrand du Toit)

Lascia un commento

Top