Tiro a segno, Olimpiadi Rio 2016 – Niccolo Campriani: il “Signore della Carabina” che non pensa solo a vincere

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Niccolò Campriani: 2 Olimpiadi, 6 finali, 4 medaglie, 3 ori e 1 argento.

Basterebbero questi freddi numeri per consacrarlo nella leggenda dello sport italiano, eppure una persona come “Niccò” (come si fa chiamare nell’ambiente del tiro a segno) non è solo questo, anzi. E’ un uomo posato, ma allo stesso tempo determinato che ha saputo e sa cosa vuole dalla vita.

Una carabina da impugnare per farsi conoscere al mondo, la laurea in ingegneria per far fruttare le sue conoscenze e competenze e vivere una vita – come dice lui – imparando a danzare sotto la pioggia e non sperando che ci sia sempre il sole.

Dopo l’oro e l’argento di Londra 2012, l’arrivo della più grande difficoltà della carriera: il cambio di regolamento nelle finali.

Quel riazzeramento preso subito malissimo. La fatica e non più il piacere di entrare in un poligono per fare sessioni di allenamento. I successi che cominciano a mancare, ma Campriani “fa spallucce” davanti a queste cose e continua a sparare ricominciando dalla base, dall’idea di ritrovare motivazione guardandosi dentro.

Infondo, non avrebbe già più nulla da dimostrare a nessuno. Eppure non è così. Perchè un campione quando è chiamato a competere trova sempre una nuova motivazione nell’introspezione, cercando di mettersi alle spalle tutte le problematiche.

A Rio, infine, è arrivata l’ulteriore e definitiva elevazione nell’olimpo.

Campriani è indiscutibilmente il miglior tiratore italiano di carabina di tutti i tempi, come ha detto in telecronaca un altro simbolo del tiro a segno italiano quale Roberto Di Donna.

Quel Di Donna che, alla pari di Campriani, si era laureato campione olimpico ad Atlanta 1996 nella pistola prendendosi il titolo a Cinque Cerchi all’ultimo respiro.

Il fiorentino ha concluso poi con un’ulteriore dimostrazione di grandezza: “Kamenskiy oggi mi è stato superiore ed era il più forte di tutti”. L’affermazione di un vero e autentico campione, che non vive come un’ossessione il risultato ma che cerca la perfezione interiore per dominare paura, tensione e adrenalina per andare alla ricerca del “10 Perfetto”. Così sulle linee di tiro come nella vita.

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michele.cassano@oasport.it

Foto: ISSF / Voice 2 Media

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