Scherma: tutti i nomi per il ricambio generazionale del fioretto maschile

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La stagione 2014-2015 fu particolare per il fioretto maschile italiano: dopo un’estate a due velocità, con zero medaglie individuali tra Europei e Mondiali ma un argento e un bronzo con il quartetto campione olimpico a Londra 2012 (Andrea Cassarà, Andrea Baldini, Giorgio Avola e Valerio Aspromonte), gli azzurri salirono numerose volte sul podio di Coppa del Mondo sempre con atleti diversi. Tra i quattro “veterani”, tutti nati negli anni ’80, solo Avola (’89) mancò l’obiettivo, mentre dal clan del decennio successivo sbucarono gli ottimi risultati di Daniele Garozzo, Lorenzo Nista ed Edoardo Luperi. Senza dimenticare Alessio Foconi, coetaneo del siciliano.

Già un anno e mezzo fa, dunque, si iniziò a parlare di ricambio generazionale per l’Italia in quest’arma, anche perché a livello giovanile la manifestazione iridata di Tashkent registrò la doppietta Damiano Rosatelli-Francesco Ingargiola, ventenni talentuosi e in rapidissima ascesa. Il progetto portò, in occasione dei grandi appuntamenti internazionali dell’estate scorsa, al cambio Garozzo-Aspromonte in quartetto (con Baldini scalato a riserva) e all’inserimento di Luperi per le sole gare individuali. Scelte coraggiose ma subito vincenti per il ct Andrea Cipressa – si disse allora – perché alla tripletta continentale di Montreux seguì la vittoria sulla Russia nella finale mondiale di Mosca. Con Cassarà e Baldini fondamentali per esperienza e carisma.

A un anno di distanza, però, rimane forse il rammarico di non aver saputo osare fino in fondo, anche se a onor del vero nulla avrebbe lasciato presagire la delusione della prova a squadre olimpica chiusa in quarta posizione con due nettissime sconfitte contro Francia (30-45 in semifinale) e Stati Uniti (31-45 nell’assalto per il bronzo). Ci sono legni e legni, soprattutto ai Giochi: quello dell’Italia di ieri ha il sapore del fallimento perché gli azzurri si sono dimostrati sorprendentemente inferiori ai rivali soprattutto dal punto di vista caratteriale. E proprio le prestazioni negative di Cassarà (che ha chiuso a -7, sostituito nel secondo periodo contro i transalpini) e Baldini (addirittura -16) suonano come la fine di un ciclo.

Un’amarezza da cui l’Italia può e deve ripartire, però. Perché l’oro individuale di Daniele Garozzo rimane la gemma più splendente dell’avventura brasiliana della scherma nostrana: una vittoria – e che vittoria! – inattesa ma meritata, raggiunta con classe e nervi saldi. E perché il materiale umano per farlo non manca.

 

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: Augusto Bizzi/Federscherma

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