Scherma: Dream Team da rifondare? Tutti i nomi per il futuro del fioretto femminile

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Il fioretto femminile italiano è ancora campione olimpico con la squadra – rimane il titolo di Londra 2012, visto che a Rio 2016 la prova non si è disputata – ma ha perso quello mondiale e quello europeo. E anche a livello individuale può “solo” vantare il successo continentale di Arianna Errigo lo scorso maggio a Torun, perché Inna Deriglazova detiene l’iride (vinto lo scorso anno a Mosca) e soprattutto il trionfo a cinque cerchi, ottenuto per 12-11 in Brasile contro Elisa Di Francisca in una sorta di passaggio di consegne.

Alle ultime Olimpiadi il fioretto russo si è consacrato – anche al maschile – grazie al lavoro di Stefano Cerioni, l’ex ct azzurro che in un quadriennio ha completato l’operazione di raggiungimento se non addirittura sorpasso ai danni del Dream Team. L’Italia, dal canto suo, esce da Rio con la grande amarezza dell’eliminazione agli ottavi di finale di Arianna Errigo, favorita per l’oro ma incappata in un clamoroso blackout mentale contro la 21enne canadese Eleanor Harvey.

Non è stata un’edizione dei Giochi fallimentare – tra gli uomini il trionfo inatteso di Daniele Garozzo ha bilanciato senza dubbio la brutta gara a squadre firmata soprattutto Andrea Cassarà e Andrea Baldini – ma neanche esaltante come in passato. Come d’abitudine, insomma. E per l’Italia che storicamente fatica a riconoscere i cambiamenti, non poter più contare per un po’ sul Dream Team potrebbe essere uno shock. Ma nessun dramma: nonostante il ritiro di Valentina Vezzali, il fioretto femminile rimane competitivo. Per vari motivi.

Uno su tutti è oggettivamente il livello medio delle rivali: si tratta probabilmente dell’arma in cui la tanto celebre globalizzazione della scherma contemporanea fatica a imporsi e in cui il duopolio Russia-Italia (adesso in quest’ordine) è ancora raggiungibile per il resto delle nazionali. Un altro è che dopo Rio 2016 non cambierà tutto d’un colpo: Arianna Errigo non si discute, ha 28 anni (età inferiore a quella in cui Elisa Di Francisca, ora 33enne, ha vinto l’oro di Londra) e guiderà il quartetto per molte stagioni ancora. Sicuramente fino a Tokyo. Pure la jesina potrebbe rimanere, quanto meno per la sua enorme esperienza. La terza, Martina Batini, ha vissuto un 2016 di riscatto salendo più volte sul podio in Coppa del Mondo e a 27 anni è matura più che mai. E Alice Volpi, classe 1992 e vincitrice del Grand Prix di Torino lo scorso novembre nel giorno dell’annuncio del ritiro di Valentina Vezzali, ha il DNA della predestinata.

Squadra completa, dunque, e sicuramente competitiva. Ma è giusto pensare a lungo termine e non solo al breve. Anche per tornare a dominare pure a livello individuale. Tra le più giovani, Camilla Mancini deve ritrovarsi ma nel 2013 ha vinto tutto nella Coppa del Mondo under 20, così come Erica Cipressa, figlia del ct Andrea, che con l’argento mondiale di aprile si è portata a casa lo scettro di categoria. Camilla Rivano, Elisabetta Bianchin e Serena Rossini sono le altre Giovani che studiano per il ricambio generazionale forti del bronzo iridato ottenuto in stagione. L’ultima delle tre in stagione si è pure presa il titolo europeo Cadette, davanti alla compagna di squadra Arianna Pappone.

 

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Foto da: Augusto Bizzi/Federscherma

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