Olimpiadi Rio 2016: la Cina in un inatteso declino, è finito l’effetto Pechino 2008?

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Sono passati solamente otto anni da quella Cina che, a Pechino 2008, conquistava il primo posto del medagliere con l’incredibile numero di 51 medaglie d’oro. Uno squadrone che sembrava destinato ad imporsi come nuovo rivale degli Stati Uniti per un’epoca intera, e che, seppur con un prevedibile calo dopo l’edizione casalinga, si era confermato altamente competitivo a Londra 2012, con 38 medaglie d’oro ed il secondo posto finale.

Rio 2016, invece, ci restituisce una Cina in netto calo in diversi settori, che ha addirittura ceduto il passo alla Gran Bretagna, tornando a livelli inferiori persino a quelli di Sydney 2000: in Australia, una Cina in crescita ottenne ventotto titoli, due in più a quelli vinti in Brasile, anche se allora le medaglie totali furono 58 contro le 70 di quest’anno.

Difficile dare una spiegazione univoca al crollo delle prestazioni cinesi, in netta contrapposizione con la grande ascesa del gigante asiatico sin dall’inizio del millennio: sicuramente è venuto meno l’effetto dell’edizione trionfale di Pechino 2008, con un’intera generazione di campioni, le cui figure emblematiche erano il cestista Yao Ming e l’ostacolista Liu Xiang, che ha abbandonato le scene. Probabilmente l’organizzazione di quei Giochi non è stata sfruttata a pieno con un progetto a lungo termine, ma solamente con un’ottica nel breve periodo che si è estinta nell’arco di due quadrienni.

Se i tuffi continuano a regalare alla Cina la maggioranza dei propri successi ed il sollevamento pesi si conferma fonte di tante medaglie, va sottolineato il crollo nella ginnastica, in particolare femminile, dove per la prima volta non sono arrivate medaglie d’oro, mentre quattro anni fa erano state addirittura cinque. La Cina paga inoltre la crescente competitività di altri Paesi in alcuni sport dove era abituata a dominare: pensiamo al badminton, dove i cinque titoli olimpici su altrettante gare di Londra hanno lasciato spazio ai due di Rio.

Il netto calo della Cina è la dimostrazione che una popolazione sterminata di oltre un miliardo e mezzo di persone può essere la base per grandi successi sportivi solamente se corredata da un progetto adeguato, che era stato messo in piedi per Pechino 2008 ma che sembra oramai essersi dissolto nel nulla. Le medaglie cinesi restano pur sempre numerosissime, ma non esprimono a pieno il potenziale del Paese più popolato del mondo: il campanello d’allarme è suonato, ora tocca ai dirigenti sportivi nazionali invertire la tendenza se vorranno tornare ad insidiare la leadership statunitense.

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giulio.chinappi@oasport.it

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