Olimpiadi Rio 2016: il successo degli sport “oscuri” per l’Italia. Ne riparleremo solo tra quattro anni?

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E’ ormai già passato qualche giorno dalla fine dei Giochi Olimpici di Rio 2016 e, rassegnati a tuffarci nella realtà quasi esclusivamente calcistica del nostro Paese, vien da fare qualche riflessione sui risultati ottenuti dalla spedizione azzurra e sul seguito che esso ha suscitato e susciterà nei nostri confini.

Ebbene, come ormai anche i muri sapranno, l’Italia ha concluso la sua avventura brasiliana in nona piazza nel medagliere con 28 medaglie di cui 8 d’oro, 12 d’argento ed 8 di bronzo. Un bottino più che discreto, viste le premesse assai poco lusinghiere previste alla vigilia. Successi che hanno avuto un contributo a dir poco straordinario da una squadra in particolare, vale a dire quella del tiro. Sono infatti ben 7 i metalli portati a casa dai nostri portacolori (4 ori e 3 argenti) terminando in prima posizione nella graduatoria di specialità.

Posizione Paese Gold medal.svg Silver medal.svg Bronze medal.svg Totale
1 Italia Italia 4 3 0 7
2 Germania Germania 3 1 0 4
3 Cina Cina 1 2 4 7
4 Corea del Sud Corea del Sud 1 1 0 2
Vietnam Vietnam 1 1 0 2
6 Stati Uniti Stati Uniti 1 0 2 3
7 Grecia Grecia 1 0 1 2
Atleti Olimpici Indipendenti Atleti Olimpici Indipendenti 1 0 1 2
9 Australia Australia 1 0 0 1
Croazia Croazia 1 0 0 1
11 Russia Russia 0 2 2 4
12 Francia Francia 0 1 1 2
13 Brasile Brasile 0 1 0 1
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 0 1 0 1
Svezia Svezia 0 1 0 1
Ucraina Ucraina 0 1 0 1
17 Regno Unito Regno Unito 0 0 2 2
18 Corea del Nord Corea del Nord 0 0 1 1
Svizzera Svizzera 0 0 1 1
Totale 15 15 15 45

Un bilancio incredibile in cui la punta di diamante porta il nome di Niccolò Campriani, oro nella carabina 10 metri aria compressa e nella carabina 50 metri 3 posizioni. Un computo complessivo, tenendo conto di Londra 2012, di 3 successi ed un secondo posto, degno dei più grandi sportivi della specialità di tutti i tempi. A queste vittorie si sono aggiunte le affermazioni nello skeet maschile e femminile di Gabriele Rossetti e Diana Bacosi, nonché le tre piazze d’onore firmate da Chiara Cainero (skeet), Giovanni Peliello (fossa olimpica) e Marco Innocenti (doppia fossa olimpica). Abbiano nominato questi straordinari tiratori perchè, forse, torneranno in auge solo in occasione di Tokyo 2020 quando le loro prestazioni varranno gli onori della ribalta. 

Una constatazione amara se ci consentite, conseguenza di una scarsa cultura sportiva dove l’interesse per una disciplina è più guidato dal gusto della vittoria che dalla passione per la stessa. Qualcuno dirà: Sono sport minori in cui il livello di competizione non è paragonabile al nuoto o l’atletica. Effetto della globalizzazione vero (fino ad un certo punto) ma difficoltà elevatissima. La specialità del tiro è infatti assai particolare perchè l’unica nella quale l’adrenalina è nemica dell’atleta, inducendolo all’errore. Un sovraccarico di energia che comporta un piattello mancato o un bersaglio non centrato (chiedere informazioni al russo Sergey Kamenskyi secondo alle spalle di Campriani nella carabina 50 metri 3 posizioni).

Sfortunatamente, però, le attenzioni (forse) saranno per altri e col susseguirsi delle partite del campionato di Serie A ci dimenticheremo anche delle straordinarie imprese nel judo di Fabio Basile (oro nei pesi mezzo leggeri fino a 66 kg) ed Odette Giuffrida (pesi mezzo leggeri fino a 52 kg). Ora, non vogliamo certo demonizzare “il pallone” ma mettere in evidenza la sproporzione mediatica tra i vari sport, tra i problemi basilari di una non eccellente conoscenza della materia sportiva.

 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Twitter: @Giandomatrix

Foto: ISSF / Voice 2 Media

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