Olimpiadi Rio 2016: il Giappone è pronto per il 2020, Australia in calo

Judo-Mashu-Baker-1.jpg

Una netta contrapposizione emerge nell’analisi delle tendenze di Giappone ed Australia nelle ultime edizioni dei Giochi Olimpici, dopo quelli di Rio 2016: i nipponici, che si apprestano ad ospitare l’edizione del 2020 a Tokyo, continuano la loro ascesa, mentre gli australiani sono oramai in netto calo.

Sesto nel medagliere olimpico di Rio 2016, il Giappone ha già dato un saggio di ciò che sarà in grado di fare tra quattro anni in casa. Gli atleti del Sol Levante hanno infatti ottenuto ben dodici medaglie d’oro, cinque in più rispetto a Londra 2012, collezionando un numero di titoli a cinque cerchi tra i più alti della loro storia. Ciò che impressiona di più, però, è il totale di 41 medaglie, un vero record per i nipponici, che quattro anni fa avevano già stabilito un nuovo primato a quota 38. La crescita del Giappone a quattro anni dalle Olimpiadi di Tokyo, dunque, fa emergere ancora una volta l’importanza di poter conoscere con sette anni di anticipo il nome della città organizzatrice dell’evento: in questi tre anni, evidentemente, sono già state gettate le basi per quella che deve essere un’edizione trionfale, ed i primi risultati si sono già visti a Rio de Janeiro.

Percorso opposto, invece, per l’Australia, che dopo il trionfo di Sydney 2000 e la conferma di Atene 2004 ha intrapreso una strada di costante declino, passando dai 58 podi dell’edizione di casa ai 29 di Rio 2016, esattamente la metà. Gli Aussies sono così tornati ad occupare la decima posizione del medagliere come non accadeva da Barcellona 1992, nonostante la capacità di andare a podio in dodici discipline diverse. Anche il nuoto, che era stato lo sport trascinante nelle edizioni d’oro per i canguri, non riesce più ad offrire il numero di medaglie e di titoli olimpici che ci si aspetta.

Come abbiamo già messo in evidenza quando abbiamo trattato delle prestazioni olimpiche di Cina e Gran Bretagna, dunque, anche in questo caso appare evidente l’importanza dell’organizzazione casalinga dei Giochi e gli effetti che questa comporta circa le prestazioni sportive del Paese organizzatore. Se, grazie alla possibilità di conoscere il nome della città organizzatrice con sette anni di anticipo, oggi ci si può attrezzare con un’edizione di anticipo rispetto a quella di casa, dall’altro lato abbiamo visto come anche un Paese decisamente organizzato come l’Australia faccia fatica a mantenere, con il passare dei quadrienni, gli standard acquisiti in occasione di Sydeney 2000.

Clicca qui per mettere “Mi piace” alla nostra pagina Facebook
Clicca qui per iscriverti al nostro gruppo Facebook
Clicca qui per seguirci su Twitter

Immagine: IJF

giulio.chinappi@oasport.it

Tag

Lascia un commento

Top