Equitazione, Olimpiadi Rio 2016: Italia deludente e sfortunata, nel mirino Tokyo 2020

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Una nuova edizione dei Giochi Olimpici si è conclusa e, anche a Rio 2016, l’equitazione azzurra è tornata a casa senza grandi risultati: se le medaglie erano oggettivamente difficili da pronosticare per i cavalieri e le amazzoni che rappresentavano l’Italia, va anche sottolineato come una serie di episodi poco fortunati abbiano minato le prestazioni dei binomi azzurri in Brasile.

Partiamo dal salto ostacoli, dove Emanuele Gaudiano arrivava a Rio 2016 reduce da ottimi risultati, in particolare dalla vittoria a Montecarlo in una tappa del Global Champions Tour. Il cavaliere lucano e Caspar 232 hanno però offerto probabilmente la peggior prova dell’anno proprio nella competizione a cinque cerchi: un errore sulla riviera ha infatti innescato un meccanismo che ha portato ad una sequenza di penalità, con il binomio italiano eliminato sin dal primo turno di qualificazione. Gaudiano negli ultimi anni ha dimostrato di avere grandi qualità e di essere in grado di giocarsela con i migliori del mondo, ma sia agli Europei di Aachen 2015 che a Rio 2016 non ha saputo concretizzare le ottime premesse al momento più importante.

Per il concorso completo le sfortune sono iniziate con l’infortunio di Vittoria Panizzon, sulla carta un punto fisso della squadra, che ha dovuto rinunciare pochi giorni prima della partenza per il Brasile. La formazione azzurra si affidava allora all’esperienza di Stefano Brecciaroli, che dopo una bella prova di dressage ha però dovuto abbandonare la competizione nella dura gara di cross-country. Non si poteva chiedere molto, a quel punto, dagli altri tre giovani membri della squadra azzurra, che hanno portato a termine la quattro giorni di gare secondo le proprie possibilità.

Vi è infine il dressage, dove Valentina Truppa, dopo il grave infortunio dello scorso anno, si è presentata in condizioni non ideali, soprattutto in seguito alla vendita del suo cavallo di riferimento, Eremo del Castegno, con tanto di contenzioso legale con la federazione. Anche a causa di questa serie di avvenimenti, l’amazzone ha completato la sua gara distante dalle posizioni che le competevano fino a qualche tempo fa.

Cosa conservare di questa esperienza olimpica, allora? La considerazione più ottimistica è quella anagrafica, infatti gli azzurri possono vantare un’età media decisamente bassa rispetto a quella di molti dei protagonisti che sono saliti sul podio, in una disciplina dove la longevità degli atleti è all’ordine del giorno: il trentenne Gaudiano, ad esempio, potrebbe essere il figlio di Nick Skelton, cinquantottenne britannico che ha conquistato il titolo olimpico individuale. A Tokyo 2020, dunque, questa partecipazione apparentemente negativa potrebbe trasformarsi in un bagaglio d’esperienza utile per non ripetere gli stessi errori.

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giulio.chinappi@oasport.it

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