Ciclismo su pista, Olimpiadi Rio 2016: obiettivo Tokyo 2020 e oltre

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Le Olimpiadi di Rio 2016, per quanto riguarda il ciclismo, ci hanno regalato l’emozione di una pista che è tornata a stupire a far appassionare milioni di italiani grazie all’oro conquistato da Elia Viviani nell’omnium e alle ottime prove dei due quartetti dell’inseguimento, entrambi scesi sotto il precedente record italiano.

Viviani è partito per il Brasile conscio di potersi giocare medaglie e vittoria, confermandosi sul velodromo a Cinque Cerchi come faro e guida di tutto il movimento italiano: il suo doppio impegno strada-pista, per quanto visto, sembra iniziare a dare i primi risultati, con il gruppo dell’inseguimento a squadre che è cresciuto in maniera esponenziale alle sue spalle nell’ultimo anno grazie a nuovi innesti giovani che sembrano avere voglia di impegnarsi anche in questa disciplina affascinante quanto troppo spesso dimenticata.

I risultati ottenuti, cui va sommato anche l’oro di Filippo Ganna ai Mondiali nell’inseguimento individuale, rappresentano una primavera per la pista del nuovo millennio. Da questi primi germogli va cresciuto un movimento organico e profondo, che non si limiti solo a casi isolati per quanto straordinari. La federazione e gli enti sportivi nazionali in primis devono avere la forza di credere in un progetto a lunga e lunghissima scadenza, che non si limiti solamente ad atleti ormai nel pieno della maturità fisica e che si espanda anche ai giovanissimi, affinché possano iniziare a crescere sin dalla tenera età affiancando l’attività su strada a quella su pista.

Questo, prima che a Tokyo 2020, sarebbe un progetto che darebbe risultati anche nel lungo periodo, sia per quanto riguarda la pista sia per quanto riguarda la strada. Non è un caso ad esempio che Simone Consonni, uno dei membri del quartetto italiano, abbia anche vinto la medaglia d’argento negli scorsi Mondiali Under 23 di ciclismo su strada nella prova in linea. L’allenamento e le gare in velodromo sono propedeutiche per la crescita di un atleta polivalente e in grado di vincere anche su strada.

In vista dei prossimi Giochi, l’Italia può disporre di una squadra potenzialmente da medaglia nell’inseguimento a squadre maschile, in attesa che crescano alcune giovani molto interessanti anche in campo femminile. I già citati Ganna e Consonni assieme a Michele Scartezzini, Francesco Lamon, Liam Bertazzo e lo stesso Viviani sono giovani e possono fare grandi cose. Da qui a Tokyo, per loro, è importante pianificare un progetto simile a quello portato avanti da Viviani, che non tolga la possibilità di esprimersi su strada e che con qualche sacrificio potrebbe portarli al risultato sognato e sperato per alcuni istanti anche a Rio di una potenziale medaglia. Il talento c’è, il ct Marco Villa ha tutto il potenziale per portarli ai massimi livelli mondiali e l’obiettivo olimpico adesso può davvero diventare un traguardo concreto per provare a costruire qualcosa di grande.

Elia Viviani e tutta la nazionale italiana hanno consegnato una dote importante di entusiasmo e passione: sprecarla sarebbe deleterio per tutto il movimento italiano delle due ruote. 

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: @Santo_Gianluca

Foto: Fabio Pizzuto

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