Cadere e rialzarsi: la specialità dell’Italia femminile di nuoto di fondo

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In principio fu Martina Grimaldi, oro mondiale nel 2010 e bronzo olimpico nel 2012. Poi Aurora Ponselè, bronzo agli Europei 2014. Quindi adesso Rachele Bruni, campionessa continentale un mese fa in Olanda ma soprattutto argento a Rio 2016. E il futuro è già presente grazie ad Arianna Bridi, che nel successo a Hoorn della toscana è salita sul gradino più basso del podio.

L’Italia del nuoto di fondo femminile è una miniera di medaglie che non sembra esaurirsi mai. Merito di un ct – Massimo Giuliani – che è anche sindaco di Piombino dal 2014. Merito del team manager iper social Stefano Rubaudo, il primo ad aggiornare sui risultati di azzurri e azzurre quando le gare sono poco coperte a livello mediatico (e succede spesso, durante la stagione). Merito degli allenatori Fabrizio Antonelli ed Emanuele Sacchi, che domani si giocherà le “sue” carte con Simone Ruffini e Federico Vanelli nella 10 chilometri maschile. E merito anche dell’enorme forza di volontà di atlete che in allenamento faticano, in acqua lottano ma alla fine vincono. E, spesso, sanno anche rialzarsi da mille difficoltà.

Nonostante un bronzo olimpico, quattro medaglie mondiali e sei europee (di cui tre ori), la carriera della 27enne Martina Grimaldi sarebbe potuta essere molto più gloriosa. Purtroppo nel 2015 ha incontrato un momento di difficoltà, cambiando guida tecnica e perdendo il treno per Rio. Ma l’emiliana ha reagito alla grande nel 2016, difendendo il titolo continentale della 25 km (ormai la sua nuova dimensione) già assaporato due anni fa a Berlino. E, soprattutto, nel 2013 ai Mondiali di Barcellona.

Rachele Bruni in Brasile ha spezzato la brutta maledizione dei quarti posti mondiali: quattro, in totale, tra Shanghai 2011 e Kazan 2015. Nonostante otto medaglie d’oro agli Europei e il successo nella classifica generale di Coppa del Mondo (prima azzurra della storia a compiere l’impresa, Grimaldi fu seconda per pochi punti nel 2013), cercava la sua consacrazione e a 25 anni l’ha raggiunta. Anche lei è uscita dal tunnel, trasferendosi da Empoli a Roma, cambiando vita e specialità in acqua, fondando pure la campagna “Mi rifiuto di affondare“.

Dopo il flop dello scorso luglio – partenza eccessivamente forte nella 10 chilometri e crollo a metà gara – Aurora Ponselè si è un po’ persa, ma ha 24 anni e tornerà presto protagonista. E con esempi di questo calibro – ma faccia comunque fin da ora i giusti scongiuri – la 21enne Arianna Bridi può star tranquilla: dovesse cadere, sarà sicuramente aiutata a rialzarsi.

 

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francesco.caligaris@oasport.it

Twitter: @FCaligaris

Foto da: DeepBlueMedia

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