Boxe maschile, Olimpiadi Rio 2016: il difficile compito di ripartire verso Tokyo 2020

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Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, il pugilato azzurro è reduce da un’edizione olimpica molto negativa. A Rio 2016, infatti, i risultati arrivati sono stati ben al di sotto delle attese, e le critiche da parte degli appassionati non sono mancate. Archiviata la brutta prestazione dei Giochi brasiliani, che oramai tale resterà negli annali, non si può far altro che iniziare a programmare il nuovo quadriennio a cinque cerchi in vista di Tokyo 2020.

I giovani azzurri che sembravano promettere bene in vista di Rio 2016 fino ad ora non sono esplosi, nonostante le basi poste fossero ottime. Pensiamo soprattutto al peso supermassimo Guido Vianello, sul quale si puntava e si continua a puntare molto come possibile erede di Roberto Cammarelle nella categoria di peso più elevata, ma che alle ultime Olimpiadi non ha fatto vedere ciò di cui è capace. Anche Manuel Cappai, che nella categoria dei pesi minimosca disputava la sua seconda edizione della rassegna a cinque cerchi, è rimasto fermo al primo incontro, come già quattro anni fa a Londra.

Vi sono poi coloro che non si sono qualificati alle Olimpiadi, a partire dal peso medio Salvatore Cavallaro, altro pugile di belle speranze che a questo punto avrà altri quattro anni per riuscire ad affermarsi nei palcoscenici internazionali più importanti, senza dimenticare il peso gallo Francesco Maietta, sfortunato in occasione delle qualificazioni, quando ha dovuto dichiarare forfait prima dell’inizio del torneo.

Da inserire, infine, anche alcuni elementi provenienti dalle vittorie nelle categorie giovanili, a partire dal campione olimpico giovanile di Nanjing 2014, Vincenzo Arecchia, anche se ultimamente il vivaio azzurro sembra produrre talenti con un ritmo inferiore rispetto al passato.

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Immagine: FPI

giulio.chinappi@oasport.it

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