Beach Volley Olimpiadi Rio 2016. Nazionale o Club Italia, quale futuro?

nicolai-lupo-ranghieri-carambula-12.8.2016.jpg

Il 31 agosto è dietro l’angolo e quel giorno, di fatto, scadranno tutti i contratti che legano giocatori e allenatori del beach volley azzurro con la Federvolley. Si potrà allungare l’accordo con chi è impegnato nelle finali del World Tour ma poi si dovrà prendere una decisione che si preannuncia epocale per il mondo del beach volley tricolore. La cosa certa è che Zuccarelli, Lestini, Perry e Giombini tra le donne e Rossi e Caminati fra gli uomini sono in scadenza di contratto che difficilmente verrà rinnovato con i termini dell’ultima stagione.

Si potrebbe proseguire per la strada tracciata in questi quattro anni. Una nazionale tutto sommato costosa con una dozzina di atleti coinvolti, l’attività svolta in un paio di centri (Roma e Ostia), un Ct che coordina e magari allena anche e uno staff di tecnici federali. Soluzione conservativa che ha sicuramente dato dei frutti ma che ha anche delle controindicazioni. Il rischio è mettere in piedi una organizzazione farraginosa che spesso divide più che unire le forze e che non sempre risulta efficace nel reclutamento e nella crescita dei talenti. Negli ultimi quattro anni, ad esempio, ha funzionato a livello maschile (dove però non bisogna dimenticare i problemi creati dalla gestione di Ranghieri/Tomatis, il benservito ai gemelli Ingrosso che poi hanno fatto benissimo in giro poer il mondo, la strana gestione internazionale di una coppia interessante come Caminati/Rossi), molto meno tra le donne dove è bastato, ad esempio, l’infortunio di Zuccarelli alla vigilia della Continentale per mandare in tilt il sistema, a conferma di una difficoltà nell’interscambio fra gli “interni” (qualcuno li chiama Federali, in modo anche dispregiativo) e gli “esterni”. Una distanza che non aiuta il resto del movimento a crecrer.

La proposta sul tavolo (da tempo) del consiglio federale è quella di stanziare un budget cospicuo per ogni coppia ritenuta di interesse nazionale che poi dovrebbe gestire da sé l’aspetto organizzativo, dallo staff tecnico alla gestione di trasferte e allenamenti, scegliendosi appunto il luogo e le modalità di lavoro. In questo modo si potrebbe creare un budget per costruire finalmente il progetto Club Italia, reclutando i giovani più interessanti con una proposta concreta e facendo crescere i giovani “in casa”. Servono risorse (ma qui è necessario trovare anche un po’ di aiuto dai privati, che non mancano) anche per rendere più credibile il campionato italiano, invernale ed estivo. I risultati di Lupo/Nicolai e degli altri azzurri potrebbero rendere attraente un circuito tricolore credibile, attraverso il quale i talenti locali potrebbero crescere.

L’ultima variabile riguarda proprio i giocatori e le società che allestiscono le scuole di beach che da qualche anno stanno raccogliendo sempre più adesioni anche durante il periodo invernale. Queste componenti hanno da poco creato la Lega Beach Volley, un nuovo ente con cui la Federazione si dovrebbe interfacciare per l’organizzazione dell’attività annuale. Si parla di un vero e proprio campionato per club e di altri eventi che verranno presentati a breve. Insomma di carne al fuoco ce n’è e la speranza è che un giorno si possa dire che l’estate 2016, quella delle proteste, della rabbia, dell’incapacità, dei tribunali, del doping e dei veleni ma anche della prima medaglia olimpica, sia ricordata in futuro come l’estate zero di un nuovo movimento solido e duraturo, dove tutti sono parte di un meccanismo organizzativo oliato: quello del beach volley italiano.

Lascia un commento

Top