Tour de France 2016: il pagellone conclusivo. Team Sky e Froome imbattibili, Aru non al top

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Ventuno giorni di gara, non tantissimo spettacolo, ma molta fatica per tutti i corridori. Si è concluso ieri con la passerella di Parigi il Tour de France. Andiamo a riviverlo con le pagelle dei protagonisti.

Chris Froome, voto 9: arriva il tris tanto atteso alla Grande Boucle. Parte con i grandi favori del pronostico e non sbaglia praticamente nulla. Non è dominante negli arrivi in salita come ce lo aspettavamo, ma sfrutta ogni situazione per guadagnare (da sottolineare il gran coraggio mostrato tra Bagneres de Luchon e Montpellier con attacchi in discesa e pianura). A cronometro fa il vuoto su tutti e si aggiudica comunque due tappe, anche se manca il trionfo alpino. Non gli si può imputare nulla, ha dominato senza rischiare neanche per un secondo.

Romain Bardet, voto 8: il corridore talentuoso che i francesi aspettavano da anni è cresciuto, ora non attacca più all’impazzata, è maturato e non sbaglia nel momento clou. La vittoria di Saint-Gervais Mont Blanc è splendida, sia perché è la prima ed unica di un corridore transalpino, sia per come è arrivata, con l’attacco tra discesa e salita. Poi gestisce le ascese, senza andare mai in crisi, dimostrando una gran gamba. Anche a cronometro eccellenti progressi. Si prende una seconda piazza inaspettata alla vigilia ma nettamente meritata.

Nairo Quintana, voto 6: il risultato finale (terzo posto) non è da buttare via. Ma solo quello. Fatica praticamente in ogni dove: una strana forma di allergia lo colpisce in salita e non riesce mai a tenere il passo dei migliori, a cronometro prova a difendersi ma paga ovviamente minuti da Froome. Doveva essere il primo rivale per il britannico, invece è giunto all’arrivo con oltre 4′, a dimostrazione di una condizione da dimenticare.

Adam Yates, voto 7+: uno dei migliori tra gli uomini di classifica. Nonostante si ritrovi praticamente sempre senza squadra quando la strada sale, lui si mantiene in coda al gruppo e risale posizioni appena le pendenze si fanno più arcigne. Il britannico non attacca mai, quando lo fa è sfortunato e rischia tantissimo (gli crolla addosso l’arco dell’ultimo chilometro). Arriva una meritatissima maglia bianca di miglior giovane e una quarta piazza in classifica generale: dispiace per l’atteggiamento, il podio non era così distante.

Richie Porte, voto 7: dopo anni da gregario nel Team Sky, si mette in proprio e lo fa in modo più che positivo. In salita è sempre il più attivo e resta sempre da solo con Froome. A cronometro è colui che paga di meno rispetto alla maglia gialla. Cos’è mancato? Un pizzico di fortuna: la foratura nella seconda tappa gli è costata 1’45”, senza di questo distacco ora sarebbe al secondo invece che al quinto posto.

Alejandro Valverde, voto 7: in forma sin da marzo, terzo al Giro, va al Tour e chiude al sesto posto correndo da gregario. Ora andrà a Rio con i gradi di favorito: l’Embatido ormai ci lascia senza parole ogni anno che passa.

Fabio Aru, voto 4,5: ci prova ogni giorno con la sua Astana, soprattutto sulle Alpi, dopo due settimane di difesa. La cronometro individuale di Megeve, chiusa al terzo posto, è il punto più alto di questo Tour, con il sogno podio ancora aperto. La crisi nella tappa di Morzine il punto più basso, che lo rimanda al 13mo posto finale, un anno dopo il successo alla Vuelta.

Vincenzo Nibali, voto 6: lo aveva detto che non sarebbe venuto a far classifica e ha confermato le attese. A caccia della condizione migliore lo Squalo spesso va in fuga, cercando il successo parziale, sfiorato più volte. La gamba per Rio inizia a girare.

Peter Sagan, voto 9: chi lo ferma questo fenomeno? Dimostrazioni di forza ogni giorno: che sia tappa pianeggiante con arrivo in volata, mista con strappi sul finale o addirittura frazione alpina con grandi montagne sin dalla partenza, è sempre il campione del mondo il protagonista. La Maglia Verde era praticamente assegnata prima di partire, le tre vittorie di tappa non erano scontate, ma un campione simile continuerà sempre a stupire. Corridore più combattivo della Grande Boucle, e non solo.

Rafal Majka, voto 7: macina tantissimi chilometri in fuga, va a prendersi alla grande la maglia a pois dimostrando un’ottima gamba sulle montagne, ma purtroppo manca per la ciliegina sulla torta il successo parziale.

Mark Cavendish, voto 9: chi l’avrebbe mai detto? Torna più forte di prima, vince quattro frazioni dominando in volata contro i molto più accreditati rivali velocisti. Lo sprinter dell’Isola di Man è rinato in questa edizione della Grande Boucle. Lo spunto vincente sembra essere quello dei bei tempi. Ora per lui le Olimpiadi.

Tom Dumoulin, voto 7,5: un altro dei protagonisti di questo Tour con due vittorie di tappa (in vetta ad Andorra Arcalis finalizzando una fuga da lontano e a cronometro a Le Caverne du Pont d’Arc). La beffa nella penultima tappa: una brutta caduta lo costringe al ritiro e rischia di mettere a repentaglio l’obiettivo olimpico.

Jarlinson Pantano, voto 7,5: nell’anno in cui Quintana va tutt’altro che forte, il Tour ha scoperto un altro scalatore colombiano. Il corridore della IAM Cycling vola tra salita e discesa, vince una tappa e disputa un’ultima settimana da protagonista. Lo aspettiamo a far classifica dal prossimo anno.

By Marianne Casamance (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

gianluca.bruno@oasport.it

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