Tour de France 2016: e adesso chiamatelo ancora robot

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Chris Froome, il suo Tour de France, l’ha già vinto. Poco importa se sulle Alpi sarà staccato da Nairo Quintana o se domani andrà in crisi sul Ventoux. Il Tour de France 2016 l’ha finalmente consacrato come ciclista completo, ben lontano dal riduttivo ritratto che gli era stato affibbiato di robot comandato e gestito dalla squadra, capace di mettere in atto una sola tattica.

Quando abbiamo superato la metà della Grande Boucle, Froomey  è leader della classifica generale e veste la maglia gialla con un vantaggio di 28” su Adam Yates e 31 su Dan Martin, mentre Nairo Quintana, il rivale più accreditato, paga già 35”. Questo nonostante non ci sia ancora stata una resa dei conti in salita e non siano ancora state affrontate cronometro. Froome ha costruito questo vantaggio con un primo e secondo posto nelle classifiche di tappa sfoderando armi fino ad ora sconosciute. Prima un attacco in discesa, oggi un attacco in pianura in compagnia di Peter Sagan e due gregari: un quartetto ben assortito (Thomas e Bodnar non sono certo gli ultimi arrivati) che ha anticipato il gruppo principale, dove c’erano tutti gli altri pretendenti al successo finale.

Quello che ha colpito, in entrambe le occasioni, è stata la capacità di Froome di improvvisare e leggere la corsa in pochi istanti, senza tentennamenti. Forse si sente inferiore a Quintana e vuole provare a guadagnare margine prima delle montagne, forse si sente talmente bene da considerare queste azioni non solo possibili ma alla portata.

Fatto sta che fino ad ora le sue azioni hanno rappresentato uno dei pochi motivi di interesse di una corsa sottotono e monotona. Domani l’arrivo sul Ventoux, anche se accorciato, dovrebbe dirci qualcosa in più sull’effettivo stato di forma dei protagonisti: ma tra gli uomini di classifica, senza nemmeno pensarci un attimo, l’MVP è stato Chris Froome per sagacia, coraggio e conoscenza delle dinamiche di corsa, un aspetto nel quale è stato per lungo tempo sottovalutato, forse anche dai suoi stessi avversari e dai tifosi. E Froome ha vinto perché finalmente è riuscito a rompere il muro che divideva gran parte degli appassionati di ciclismo dal suo modo di correre, sempre visto come freddo e distaccato. Ora, Chris, è l’eroe anche del popolo. 

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

Foto: Gyrostat (Wikimedia, CC-BY-SA 4.0) [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons

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