Tour de France 2016: Cannonball da impazzire

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Mark Cavendish ha vinto, anzi, stravinto la quattordicesima tappa del Tour de France 2016: quarto successo nell’edizione 103 della Grande Boucle, il 30esimo in carriera. Numeri da capogiro che però non bastano a spiegare il superCav che stiamo ammirando sulle strade francesi.

Declino? Lontanissimo – Passato nell’inverno alla Dimension Data sembrava ormai un lontano parente di quello vincente e dominante di qualche anno fa. Con il trascorrere dell’età sembrava aver perso esplosività e capacità di vincere, pronto a rivendicare un ruolo più mediatico che sportivo all’interno della nuova formazione per avvicinarsi ad una seconda parte di carriera lontana dai fasti della prima. Cavendish già ad inizio stagione, però, ha dimostrato di aver trovato nuove motivazioni raccogliendo vittorie al Tour of Qatar, Tour of Croatia e Tour of California, chiudendo anche 30esimo alla Parigi-Roubaix, arrivando al velodromo per la prima volta in carriera coronando un obiettivo che nulla ha a che vedere con il piazzamento finale, e vincendo l’oro Mondiale su pista nella madison in coppia con Bradley Wiggins.

Al Tour la svolta – Per quanto buone, le vittorie raccolte in giro per il mondo non potevano consacrare il ritorno del folletto dell’Isola di Man ai massimi livelli. Serviva un palcoscenico importante, contro tutti i migliori velocisti del mondo: Kittel, Greiepl, Sagan e Kristoff. Messi in riga sin dalla prima tappa del Tour de France, bastonati metaforicamente nella terza per poi rincarare la dose nella sesta e nella quattordicesima di oggi. Cav, che non è mai stato uno grimpeur, ha scalato le gerarchie degli uomini-jet nell’anno più importante per un velocista con il Mondiale a Doha adattissimi agli sprinter: e lui, già iridato nel 2011, sogna la doppietta con maglia arcobaleno.

Le Olimpiadi – Del Cavendish su pista abbiamo già parlato, con l’oro agguantato con Wiggins in una gara entrata nel cuore dei tifosi del Lee Valley Velopark di Londra. Nella stessa rassegna iridata ha partecipato anche alla prova dell’Omnium, schiudendo al sesto posto. Nonostante questo, Cav è stato convocato per la stessa gara, che vedrà impegnati tra gli altri anche Gaviria e Viviani, dal Team GB per i Giochi Olimpici di Rio 2016. E forse è stata la spinta motivazionale di tornare a misurarsi in una disciplina che l’ha lanciato nel 2005 con l’oro, sempre nell’Americana, ai Mondiali di Los Angeles a riportarlo ai livelli cui lo abbiamo visto nelle ultime due settimane. Oltre l’allenamento specifico, che potrebbe averlo aiutato nel ritrovare l’esplosività delle fibre muscolari, la prospettiva a Cinque Cerchi potrebbe avergli ridato il turbo che gli mancava per tornare a sfrecciare davanti a tutti.

Esperienza – La versione 2016 del velocista britannico, in ogni caso, vive anche di furbizia e capacità di muoversi all’interno del gruppo. Dotato di un treno che non lo può portare in posizione ideale agli ultimi 250 metri, all’interno dell’ultimo chilometro è sempre riuscito a battezzare e seguire la ruota giusta, trovandosi nella posizione perfetta alle spalle della vittima designata per aprirgli la strada verso il traguardo. Sdraiato sul manubrio nella posizione che gli è valsa il soprannome di Cannonball (palla di cannone) ha sempre trovato il momento esatto per sfruttare al meglio le situazioni contingenti e le proprie capacità, dimostrando che spesso oltre che le gambe per vincere serve anche una preparazione tecnica e tattica, persino in una sfida di pura potenza come quella delle volate del Tour de France.

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

Foto: By Iggy (Own work) [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons

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