Maledetti rigori. Dal 1990 al 2016: 26 anni di amarezze e trionfi sfumati

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I rigori sono tornati ad essere una vera maledizione per l’Italia. Quando la partita non si chiude entro i 120′ dei tempi supplementari, esistono buone possibilità che gli azzurri escano sconfitti. Dal 1990 al 2016 i numeri parlano chiaro: 4 vittorie e 6 sconfitte dagli undici metri.

Per tre edizioni consecutive dei Mondiali, dal 1990 al 1998, la corsa della Nazionale si è infranta dal dischetto. Iniziamo dalle ‘notti magiche’, trasformatesi in incubo, del 1990. L’Italia ospita la rassegna iridata con una squadra formidabile (Zenga, Baresi, Bergomi, Donadoni, Baggio, Schillaci…). E’ la grande favorita per il titolo, ma il sogno si infrange in semifinale con l’Argentina di Maradona: Donadoni e Serena sbagliano, mentre i sud-americani sono infallibili.

Passiamo al 1994, forse l’amarezza più grande di sempre per il calcio nostrano. A Pasadena va in scena la finale con il Brasile. Un match epocale, tra due squadre che vantavano allora 3 Mondiali in bacheca: la vincente sarebbe diventata anche la più titolata del pianeta. Baresi calcia in tribuna, Massaro si fa ipnotizzare da Taffarel; prima dell’errore del più grande, Roberto Baggio.

4 anni dopo l’amarezza si ripete. L’Italia affronta la Francia padrona di casa ai quarti di finale. La traversa colpita da Di Biagio vibra ancora nei nostri cuori.

La maledizione sembra placarsi per un decennio. Nel 2000 le parate di Toldo consentono all’Italia di eliminare l’Olanda nella semifinale degli Europei, prima della grande beffa in finale con la Francia (golden gol di Trezeguet). Nel 2006, poi, si materializza la gioia più grande: il rigore finale di Grosso ci regala il successo iridato proprio contro i transalpini.

Nel 2008, l’incubo si ripresenta: perdiamo ai rigori nei quarti di finale degli Europei con la Spagna (errori di De Rossi e Di Natale). Le Furie Rosse andranno poi a vincere la corona continentale, iniziando la loro età dell’oro.

Ancora la Spagna ci fa fuori in semifinale (naturalmente ai rigori) nella Confederations Cup 2013. Sempre in quella competizione, gli azzurri conquistano un effimero terzo posto superando beffardamente ai penalties l’Uruguay. In precedenza, l’Italia aveva eliminato l’Inghilterra nei quarti di finale degli Europei 2012 (Pirlo mise a segno un famoso cucchiaio nella serie finale).

Ed eccoci alla grande amarezza di ieri con la Germania, maturata dopo 18 rigori.

Va chiarito che i tiri dal dischetto, contrariamente ai luoghi comuni, non sono una mera lotteria, né sarebbe corretto parlare di fortuna. Calciare un rigore richiede diverse abilità: calma, tecnica e freddezza. Anche il portiere può essere uno specialista nel parare un penalty (lo era ad esempio Toldo, non i vari Zenga, Pagliuca e Buffon, pur essendo dei superlativi interpreti dei propri ruoli).

I rigori, dunque, rappresentano una grave carenza nel Dna calcistico italiano, soprattutto considerando che sovente rappresentano lo spartiacque decisivo per aggiudicarsi le grandi manifestazioni. Pensiamo a quanto più ricco sarebbe il palmares dell’Italia senza tutte queste sconfitte maturate dagli 11 metri. Maledetti rigori.

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federico.militello@oasport.it

Foto: Twitter Euro 2016

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