Le lacrime di un Europeo stregato. Senza Conte, si addensano i dubbi verso i Mondiali 2018

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L’Europeo resta stregato per l’Italia. L’ultimo ed unico titolo rimane quello dell’edizione casalinga del 1968, 46 anni fa. Da allora solo grandi ed atroci delusioni, su tutte la finalissima del 2000 persa al golden-gol con la Francia, passando per la disfatta nell’atto conclusivo con la Spagna nel 2012, fino alla beffa perfetta subita ieri per mano della Germania dopo 18 rigori. Con quattro Mondiali in bacheca, la competizione continentale resta indigesta per i colori azzurri. Mai come questa volta, tuttavia, la sensazione è quella di una grandissima occasione persa, che difficilmente ricapiterà in tempi brevi.

Le lacrime di grandi uomini come Gianluigi Buffon ed Andrea Barzagli testimoniano l’amarezza di un gruppo tra i più solidi e compatti di tutti i tempi, che aveva compreso di poter compiere la grande impresa: vincere il torneo il 10 luglio a Parigi. Una convinzione che si era cementata con il passare dei giorni, aumentando di vittoria in vittoria, fino alla grande impresa con la Spagna.

L’Italia poteva davvero vincere gli Europei e questo solo grazie alla presenza di un vero fuoriclasse della panchina: Antonio Conte. Un uomo che è riuscito a fare di qualche giocatore mediocre un tassello imprescindibile di una macchina da guerra. Un vincente per natura, l’unico capace di sognare in grande con una materiale non di prima scelta. L’ormai ex ct ha dimostrato, semmai ce ne fosse bisogno, come l’unione e la coesione di una squadra, l’organizzazione di gioco ed il senso di appartenenza ad una bandiera possano sopperire ad evidenti lacune individuali. Limiti che, tuttavia, sono emersi ai calci di rigore con i teutonici. Guai a parlare di sfortuna: l’esecuzione di un penalty richiede tecnica e freddezza.

Di fortuna cieca, semmai, si può parlare riguardo ai tanti infortuni che hanno falcidiato il centrocampo della Nazionale (prima Marchisio e Verratti, neanche presenti in Francia, poi Candreva e De Rossi), senza dimenticare un tabellone duro come non mai: vincere il girone, paradossalmente, ha portato gli azzurri in un Inferno dantesco, considerando che in una semifinale si affronteranno Portogallo e Galles, di certo non due formazioni superiori alla selezione tricolore.

Il giorno dopo resta un vuoto difficile da colmare. Questa Italia, sulla carta, non avrebbe potuto ambire al titolo europeo, eppure strada facendo ha dato l’impressione di poterci provare. Ora è tempo di guardare avanti, con un presente denso di dubbi.

Antonio Conte, come noto, inizierà una nuova avventura al Chelsea. Nei mesi scorsi è stato molto vicino a rinnovare il contratto con l’Italia, salvo incontrare un accanito ostracismo da parte della Lega e dei club: mancata disponibilità sugli stage, flessibilità assente nello stilare i calendari (anche la finale di Coppa Italia non è stata anticipata, come avrebbe desiderato l’allenatore pugliese) ed in generale tanti atteggiamenti che hanno fatto imbufalire il ct, convintosi a lasciare. Riassumendo: Conte si è scontrato con la dura realtà di un’Italia calcistica a cui, giocatori esclusi, interessa poco o nulla della Nazionale.

Se Conte fosse rimasto in panchina fino al 2018, avremmo potuto guardare con più ottimismo ai prossimi Mondiali. Ora si ripartirà da Ventura con tante, forse troppe incognite. Il gruppo, in sostanza, resterà lo stesso, con Barzagli che dovrebbe (condizionale d’obbligo) dire addio e l’inserimento di alcuni giovani interessanti come Rugani, Romagnoli e Berardi. I fenomeni non li avevamo prima e non li avremo ora, con la differenza che anche in panchina non si siederà più un fuoriclasse. Ventura, che non ha mai allenato squadre di prima fascia né vinto nulla in carriera, avrà quella capacità di creare un gruppo granitico in grado di valicare i propri limiti? La sensazione è che, dopo aver faticosamente ricostruito l’Italia dopo le macerie dei Mondiali 2014, il rischio tangibile sia quello di ripartire da zero. Oggi come oggi, in un girone con Spagna, Albania, Israele, Macedonia e Liechtenstein, non sarà affatto scontato qualificarsi, perché solo la prima staccherà il pass diretto per la Russia, mentre otto delle migliori nove seconde disputeranno gli insidiosissimi play-off. Non sarà facile senza un condottiero che ha inutilmente combattuto contro i mulini a vento.

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federico.militello@oasport.it

Foto: Twitter Euro 2016

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