Il Tour de France della noia: nessuno attacca, il ciclismo è pronto a cambiare?

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Se la lotta per la prima posizione del Tour de France 2016 non è mai iniziata, con Chris Froome che ha monopolizzato la lotta per la maglia gialla sin dalle prime tappe, i piazzamenti sul podio sono stati in bilico fino all’ultimo metro.

Una battaglia di 21 giorni senza esclusione di colpi, ricca di attacchi e colpi di scena, parate e risposte per utilizzare il gergo della scherma. Imboscate in discesa e infuocati duelli testa a testa sulle salite del Tour. Alla fine, l’hanno spuntata Romain Bardet e Nairo Quintana, rispettivamente secondo e terzo, ma a testimonianza di quanto detto il distacco tra il secondo e il decimo è stato di soli 2’06”.

No, in realtà non è successo niente di tutto questo. A parte Bardet, che ieri si è preso il podio di forza con un’azione decisa in salita, nessuno mai davvero provato ad entrare nella top3. Emblematica, questa volta sì, la tappa odierna. Adam Yates, a 21” da Quintana, non ha provato ad attaccare, accontentandosi della maglia bianca e del quarto posto finale nonostante sia stato tra i migliori in salita e probabilmente avrebbe avuto le potenzialità di attaccare il colombiano. Lo stesso atleta della Movistar, non ha neanche ponderato la possibilità di provare a mettere in difficoltà Bardet per il secondo posto finale, il suo obiettivo minimo alla partenza dalla Normandia. Richie Porte, che inizialmente sembrava avere almeno delle intenzioni bellicose nella tappa odierna è rimasto sornione in gruppo. Per lui quinto posto finale e miglior risultato di sempre in un grande giro nonostante fosse, alle spalle di Froome, il più forte in salita. Quantomeno Joaquim Rodriguez e Roman Kreuziger oggi hanno provato ad attaccare anche da lontano per recuperare qualche posizione, ma i loro sogni di podio si erano già spenti da tempo. L’unico che ha provato in concreto a fare qualcosa, anche con l’aiuto della squadra, è stato Fabio Aru, poi crollato nella giornata odierna in seguito ad una crisi.

Quello che emerge è uno scenario terrificante, che ha dato vita ad uno dei Tour de France più brutti di sempre, con lo spettacolo che non ha mai fatto capolino in un gruppo troppo rinunciatario per la portata dell’evento. Com’è possibile che un secondo, un terzo o un quarto posto non facciano la differenza, anche in una carriera giovane? La cosa che preoccupa gli appassionati è l’età molto bassa di tanti protagonisti di queste schermaglie inesistenti: il futuro del ciclismo è questo? Il futuro del ciclismo sono una lunga processione e un patto di non belligeranza?

Il problema a monte può essere la capacità di controllo del Team Sky, che ha sempre scortato Froome in maniera perfetta. Questo, però, ha tarpato le ali anche a coloro che volevano giocarsi il secondo posto. La soluzione, auspicata ormai da tanti, è una riduzione nel numero dei corridori per squadra al fine di evitare un controllo totalizzante e l’introduzione di un budget per le squadre al fine di arrivare a roster più equilibrati. La sensazione è che il ciclismo sia chiamato a cambiare qualcosa al proprio interno per evitare un collasso su se stesso, più per necessità che per virtù.

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

Foto: By Benoît Prieur / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

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