Froome, tris da padrone: è una dinastia destinata a durare?

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È la Vuelta a España 2011. Partito da gregario di Bradley Wiggins, esplode il fenomeno Chris Froome: una vittoria di tappa (primo successo da professionista) e il secondo posto nella classifica generale al termine di una sfida emozionante quanto inaspettata alla vigilia con Juan Cobo. 

Da quel giorno è iniziata l’escalation del corridore da tre settimane più forte degli anni ’10, già vincitore di tre Tour de France, sempre in giallo a Parigi dal 2013 ad oggi escludendo solo lo sfortunato 2014, quando è caduto e si è ritirato già nel corso della quarta tappa a causa di due cadute che ne avevano compromesso la possibilità di guidare la bicicletta. Per il resto, sempre il migliore in salita e a cronometro, circondato da una squadra di alto livello che gli ha consentito di superare anche i momenti più difficili. Froomy è questo è molto altro, con i gomiti larghi, una frequenza di pedalata altissima e le ormai celeberrime frullate che sono diventate un vero e proprio marchio di fabbrica.

Il Tour 2016, però, ci ha consegnato un corridore diverso, maturo e in grado di adattarsi alle situazioni più diverse improvvisando. Non più l’atleta formidabile in grado di esprimere wattaggi irragiungibili per gli avversari bensì un ciclista in grado di destrggiarsi in discesa come nel vento, terreni sulla carta lui indigesti che però ne hanno decretato la superiorità sulla concorrenza già nella prima parte di Tour. A seguire sono arrivate le cronometro, che hanno scavato un solco impossibile da colmare per tutti prima della lunga passerella in giallo sulle Alpi.

Con tre maglie gialle nel palmares in quattro anni e il dominio fisico e psicologico dimostrato, il futuro sembra molto più attuale sia del passato che del presente: nel 2017 Froome potrebbe andare per la tripletta consecutiva e per il poker in carriera sui Campi Elisi. Impresa elitaria ma alla portata del keniano bianco, sia per motivazioni, che sembrano lontanissime dal calare, sia per lo strapotere fisico di cui dispone. A 31 anni compiuti Froome potrebbe quantomeno iniziare ad intravedere la parabola discendente della prestanza atletica, forse già riscontrata e somatizzata nelle prime settimane con attacchi in situazioni di corsa lontane dal suo habitat naturale, quasi a cercare un’assicurazione prima dei testa a testa sulle montagne. Impossibile avere riscontri di qualsiasi tipo per la pochezza mostrata dai contendenti, in attesa che il Tour de France ritrovi qualcuno in grado di insidiarlo se il trend dovesse confermare un Quintana incapace di mettere in mostra le proprie doti. Con un occhio sul Giro in ottica futura: una sfida che, salvo problemi di qualsiasi tipo, Froome sarà quasi costretto ad accettare per suggellare una carriera già straordinaria. 

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gianluca.santo@oasport.it

Twitter: Santo_Gianluca

Foto: Pagina Facebook team Sky

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