Calcio, Europei Francia 2016: la lezione di Antonio Conte e ora tutti giù dal carro?

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Inutile negarlo. Siamo ancora tutti scossi per l’eliminazione dell’Italia nei quarti di finale degli Europei di calcio in Francia. Una sconfitta che fa male, maturata ai calci di rigore dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul punteggio di 1-1 per effetto dei goal di Mesut Ozil e Leonardo Bonucci (rigore). Match che ha vissuto sul filo dell’equilibrio per tutta la durata dei tempi regolamentari e supplementari, nel corso dei quali le due squadre sono state abili ad annullarsi piuttosto che a costruire. Alla fine, quel che conta è il risultato finale ed è la Germania a passare il turno, sfatando il tabù italico in una fase finale di una competizione internazionale. 

Di cosa vogliamo parlare dunque? Degli errori del dischetto degli azzurri? Di Graziano Pellè che tenta di innervosire Manuel Neuer? Del numero di passetti di Simone Zaza prima del penalty? No, niente di tutto questo. Ciò che ci interessa sottolineare è quello di cui è stato capace il ct Antonio Conte, una lezione di calcio, ci verrebbe da dire. Ebbene si, un insegnamento impartito a tutti dal mister della Nazionale e in cui i destinatari sono sia i club italiani che gli allenatori degli stessi.

A cosa ci riferiamo? Semplice, la partita di ieri sera ha dimostrato che attraverso un lavoro meticoloso, sul campo e nella testa dei calciatori, qualunque risultato non è impossibile anche quando la differenza tecnica e di talento è sensibile. E’ un fatto circostanziato: i giocatori tedeschi, nella quasi totalità, presi singolarmente sono più forti di quelli italiani, hanno una maggiore esperienza internazionale e godono della stima dei propri club. In Italia le cose vanno diversamente. I calciatori con qualità sono pochissimi e molti di questi, per varie ragioni, non erano in campo ieri a sfidare i campioni del mondo. Nonostante questo, gli azzurri hanno giocato allo stesso livello, riuscendo ad opporsi ad un’armata che aveva asfaltato chiunque e non aveva ancora subito goal. Le statistiche parlano chiaro molto più di chi filosofeggia sui social network: 13 tiri della Germania verso la porta contro i 12 dell’Italia, tre conclusioni nello specchio per i tedeschi contro le tre degli italiani. Dunque, un equilibrio imperante e checché ne dica qualcuno se gli uomini di Conte avessero trionfato nessuno avrebbe potuto dire nulla. Perchè dunque una lezione? Per l’evidenza che in poco tempo l’Italia ha avuto una chiara identità, attraverso una disciplina tattica ferrea e la valorizzazioni di giocatori “normali”. “Sono contento di essere entrato in una mentalità come quella del mister, che ti permette di giocare, di essere sicuro di quello che fai e che ti insegna tanto. Peccato non averlo conosciuto prima nella mia carriera, perché mi avrebbe dato tanto, mi avrebbe dato la possibilità, forse, di essere più importante per la Nazionale” – le impressioni a caldo di Marco Parolo, centrocampista azzurro. Un modus operandi, quindi, raro nel nostro campionato in cui si ricorre più facilmente all’acquisto dello straniero, anche in età giovanile, per fare plusvalenze ecc ecc. Ne consegue un impoverimento dei vivai e una gestione completamente sbagliata. La partita di ieri è un’ evidenza: 7 giocatori tedeschi che hanno calcato il campo di Bordeaux tra le fila teutoniche erano parte di quella selezione che nel 2009 batté l’Under 21 allenata da Pierluigi Casiraghi annoverante i vari Sebastian Giovinco, Mario Balotelli e Robert Acquafresca. Di quei calciatori, pochi ne ritroviamo le tracce. Per quale motivo? Non si è programmato a dovere e si sono fatte le solite scelte di comodo. Ieri, nel quarto di finale, Conte aveva un materiale umano che, per la situazione vissuta dal nostro calcio e gli infortuni, tecnicamente aveva grossi limiti ma attraverso l’applicazione i giocatori hanno espresso il loro 101%. Ieri, con un pizzico in più di classe, si sarebbe vinto, perchè i tedeschi ci temevano, basti vedere cosa ha fatto Joachim Loew che umilmente si è schierato con la difesa 3, preoccupato dalle nostre ripartenze. Questo è quanto.

Ora, però, già si è pronti a scendere giù dal carro, parlando di Nazionale che non ha tirato in porta o che noi siamo l’Italia e non è ammissibile essere eliminati ai quarti di finale o che non sappiamo battere i calci di rigore. Peccato, perchè quanto fatto dall’allenatore e dai suoi ragazzi è da monito per dare una propria impronta alla compagine, infondendo una mentalità vincente. In questa maniera crescono i talenti e numerosi, non andando a comprare al supermarket calciatori che vengono da luoghi improponibili e poi rivenderli a quadruplo. E’ da questo che si deve ripartire e riflettere.

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Twitter: @Giandomatrix

Immagine: profilo twitter Uefa Euro 2016

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