Calcio, Europei 2016: Francia-Portogallo, finale meritata?

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Diciamolo chiaramente: non è stato un Europeo dal valore tecnico generale entusiasmante. L’allargamento a 24 squadre ha pesato abbassando la media e il tabellone a eliminazione diretta che si è formato, per altro molto squilibrato, ha regalato poche partite memorabili e qualche sbadiglio di troppo che in una manifestazione di questo calibro non dovrebbe essere contemplato.

In più, come ampiamente previsto e prevedibile da ormai due stagioni, nessuna nazionale è partita per dominare il torneo e così è stato, visti i tanti punti deboli presenti praticamente in tutte le big. Qualcosa si è deciso attraverso i dettagli e adesso, terminate le semifinali, si conoscono le due squadre che domenica 10 luglio si giocheranno l’ultima contesa allo stadio St Denis a Parigi. Si tratta della Francia padrona di casa, partita con i favori del pronostico (ma non in solitaria, ribadiamo) e del Portogallo, bollato alla vigilia come potenziale outsider.

E’ una partita che le due formazioni hanno meritato di disputare? Da una parte i padroni di casa, a cui il noto nazionalismo tricolore ha sempre portato bene nella storia, diventando una spinta extra piuttosto che un fardello psicologico difficile da combattere, e dall’altra un gruppo ancora difficilmente identificabile che ha, tuttavia, l’evidente merito di essere ed essere stato efficace.

La Francia non gode di una delle migliori difese di Euro 2016, è palese. Già al 3′ del match inaugurale contro la Romania Hugo Lloris ha dovuto compiere un autentico miracolo per rimediare a uno degli innumerevoli errori della retroguardia transalpina sulle palle ferme. Impressionante l’incontro con l’Islanda, già distrutta dal 4-0 del primo tempo ma più e più volte pericolosa tra corner e rimesse laterali. La Germania è stata imbrigliata bene ma le sue occasioni – giustamente – le ha comunque create. Eppure se dietro è a stento sufficiente, la Francia ha trovato la quadra a centrocampo con Paul Pogba nel ruolo di mediano nel 4-2-3-1 di Didier Deschamps e, soprattutto, davanti può scatenarsi con un Antoine Griezmann decisivo con cinque reti e due assist nella fase a eliminazione diretta. Con un mix di abilità e fortuna è in finale avendo affrontato una sola big, ma ha anche messo a segno più gol di tutti.

Paradosso dei paradossi, il Portogallo su sei partite ne ha invece vinta solo una. Eppure c’è anche lui nella capitale francese, ed è una conferma dell’assoluto valore dei lusitani che dal momento della prima qualificazione, nel 1984, hanno raggiunto la semifinale europea cinque volte su sette occasioni utili. I lusitani sembrano un po’ quei tuffatori che passano l’eliminatoria per il rotto della cuffia e poi vanno a medaglia in finale: nel momento di maggior difficoltà, tre volte sotto con l’Ungheria ai gironi, Cristiano Ronaldo e compagni hanno reagito da gruppo vero e non hanno più sbagliato. Per il fuoriclasse probabilmente destinato al quarto Pallone d’Oro della carriera parlano i record, perché gli aggettivi sono ormai terminati, per la squadra completa invece i meriti vanno spartiti tra talento e buona sorte.

Sì, ripetiamo il concetto già espresso per la Francia, anche perché è noto come in queste manifestazioni anche il fato giochi un ruolo di prestigio. In finale, però, sarà tutto diverso. Non ci sono favoriti e potrebbero non esserci neanche schemi. Adesso conta solo il cuore. 

 

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francesco.caligaris@oasport.it

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