Basket: il futuro incerto dell’Italia. Dai giocatori all’allenatore, fino ai continui problemi tra club e federazione

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La delusione e l’amarezza della sconfitta nella finale del Preolimpico di Torino sono ancora presenti in tutto l’ambiente cestistico italiano. La qualificazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro era il grande obiettivo della nazionale, ma ancora una volta nel momento di raggiungere il traguardo sperato questa squadra ha fallito totalmente.

L’ennesimo ko di una nazionale definita anche dai massimi vertici della federazione “la più forte di sempre” e che invece alla fine non ha mai conquistato nulla se non una serie di delusioni davvero cuocenti. Prendendo gli azzurri uno per uno ci si domanda come questa Italia sia fuori dai Giochi Olimpici e come mai non abbia ancora vinto una medaglia a livello europeo e mondiale. La verità è che nello sport alla fine vale la legge del campo e non si vince con le parole, con le speranze di avere tre o quattro giocatori NBA. Le medaglie e le partite si vincono con il gruppo, essendo squadra dal primo all’ultimo minuto e dal primo all’ultimo giocatore.
L’ultimo grande trionfo azzurro è l’argento olimpico ad Atene 2004 con Carlo Recalcati in panchina e dodici giocatori probabilmente con meno talento di quelli attuali, ma che avevano creato una squadra, capace di soffrire e lottare su ogni pallone, di metterci sempre quel qualcosa in più per arrivare oltre i propri limiti.

Adesso, però, è arrivato il momento di pensare al futuro, perchè bisogna finalmente imparare dai fallimenti e provare a ricostruire qualcosa di importante. Il prossimo anno ci sarà un Europeo da disputare e in palio c’è anche la qualificazione ai Mondiali.
Questo gruppo non è del tutto finito, perchè comunque la carta d’identità sorride ai nostri azzurri (in ottica Tokyo 2020 solo Belinelli e Bargnani arriverebbero a fine carriera a 34 anni). Di giocatori non convocati ma meritevoli ce ne sono: Della Valle, Cinciarini, Polonara, Abass, Pascolo solo per fare alcuni nomi e dunque le possibilità di attuare un buon ricambio ci sono.

Per prima cosa va comunque risolta la questione allenatore. Ettore Messina era arrivato sulla panchina azzurra in pratica solo per questo Preolimpico con l’obiettivo di portare a Rio la nazionale e non si era mai discusso su un possibile futuro. Certamente la mano del tecnico siciliano si è vista, soprattutto in difesa, e probabilmente anche lui ha avuto veramente poco tempo per creare le alchimie giuste e spiegare la sua pallacanestro al gruppo. Per questo sarebbe importante una sua conferma, per iniziare ad impostare un progetto a lungo termine e le basi per un futuro solido dell’italbasket.

Il secondo punto da risolvere sono i continui problemi che il nostro basket offre ogni giorni. Le continue liti tra le squadre di club e la federazione non aiutano certamente la crescita di questo sport, anzi lo affossano definitivamente. E’ inaccettabile come in Eurolega ci sia una sola squadra a rappresentare il nostro paese ed è ancora più deleterio come alle altre formazioni italiane sia stato praticamente vietato di giocare l’Eurocup, mettendo a rischio la loro partecipazione al campionato italiano e costringendole a disputare una competizione organizzata dalla FIBA che non è certamente di livello.

Deve far riflettere come giocatori del calibro di Nicolò Melli e Daniel Hackett abbiano dato una scossa importante alla loro carriera andando a giocare all’estero rispettivamente con il Bamberg in Germania e con l’Olympiacos in Grecia. Giocare in Europa e in certi palcoscenici è fondamentale e non basta più disputare partite in una realtà come quella italiana che sta diminuendo di anno in anno il suo livello.
Milano è certamente la regina della nostra pallacanestro e sta monopolizzando il mercato, firmando tutti i migliori giocatori italiani in circolazione come Pascolo, Abass e Fontecchio. La speranza è quella che questi giocatori possano essere protagonisti anche nella nuova lunghissima Eurolega (regular season da 30 partite) e che non vengano utilizzati solamente nelle rotazioni in campionato.

Una Serie A che comunque è sempre più straniera e che punta sempre meno sui giocatori italiani. Sarebbe utile cominciare ad impostare delle rigide regole su quanti averne in rosa e soprattutto sul numero di italiani da avere costantemente in campo (simile al modello russo). Sono tutti progetti, possibili idee, ma va comunque realizzato prima un fronte comune, perchè il basket in Italia negli ultimi anni è comunque cresciuto molto e la nazionale ha attirato al palazzetto tantissimi tifosi e questo non va sprecato, ma utilizzato come base da cui ripartire

 

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andrea.ziglio@oasport.it

Credit: Ciamillo/Archivio FIP

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