Golf, U.S. Open 2016: l’ultimo assalto. Lowry per continuare a sognare, Day per un’impresa che manca dal 1955

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Shane Lowry


Ci siamo. Passati tre giorni intensi, costellati da mille difficoltà climatiche e temporali, gli U.S. Open 2016 sono giunti al culmine. Nella nottata italiana si conoscerà il nuovo campione del secondo Major stagionale. La quarta giornata promette scintille, spettacolo e battaglia tra coloro che potranno giocarsi l’ambito titolo.

Sul durissimo ed affascinante percorso dell’Oakmont Country Club (par 70), assimilata la prematura uscita, causa cut, del nordirlandese Rory McIlroy, sembrano essere su per giù una decina i golfisti in grado di aspirare al trofeo, ovvero coloro che, a poche buche dalla conclusione del terzo round, hanno un punteggio compreso tra il -5 del battistrada Shane Lowry, ed il +1 del quartetto composto da un rinato Jason Day, e dagli americani Bryson DeChameau, Zach Johnson e Daniel Summerhays.

L’irlandese Lowry, leader a 4 buche dal termine del suo terzo giro, guarda tutti dall’alto. Un golf accorto e pungente quello mostrato dal 29enne di Clara, una piccola cittadina delle Midlands irlandesi, che nel primo pomeriggio italiano dovrà completare il terzo giro cercando di mantenere intatto il suo score.

Nella stessa sua situazione, ovvero quella di non poter concentrarsi esclusivamente sul quarto round, troviamo anche il già ottimo americano Andrew Landry, l’inglese Lee Westwood, lo spagnolo Sergio Garcia ed il padrone di casa Dustin Johnson, che seguono Lowry da vicino.

Potranno invece godersi lo spettacolo mattutino coloro che hanno già terminato la terza fatica. Il sudafricano Branden Grace, 6° con -1, e l’australiano Jason Day, risalito fino all’ottava posizione con lo score di +1, saranno spettatori più che interessati. Il percorso dell’Oakmont CC può portarti in paradiso per poi spedirti all’inferno poco dopo, per questo motivo coloro che staranno a guardare hanno decisamente una posizione privilegiata nonostante le lunghezze da recuperare. Per Day questo decisivo round rappresenta inoltre la possibilità di irrompere nella storia e cancellare un record che dura da 61 stagioni. E’ infatti dagli U.S. Open 1955 che un golfista non si aggiudica il trofeo dopo un primo round da +6. All’epoca trionfò il compianto Jack Fleck.

Qualche buca, oltre all’ultimo round, attendono anche il nostro Matteo Manassero. Attualmente 51° con il punteggio di +8, il veronese si sta ben disimpegnando. Obiettivo giornaliero congedarsi con un round distinto dal segno -.

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ciro.salvini@oasport.it

Foto: Official Twitter European Tour

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