Golf, la prima volta di Johnson, l’eterna delusione di Lowry. Tutti i risvolti degli U.S. Open 2016

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Dustin Johnson


Sembrava davvero fatta per Shane Lowry, ma come spesso accade in questo accattivante sport, la pressione ha preso il sopravvento sull’irlandese. Un +6 nell’ultimo round che ha praticamente spezzato ogni sorta di sogno, cancellando la possibilità al golfista di Clara di divenire il nuovo campione degli U.S. Open. La sua delusione è tutta espressa nel commento post gara: “E’ difficile commentare questo ultimo round, sono tremendamente deluso”.

Per ben più di un attimo un europeo ha messo paura alla nutrita pattuglia americana, rischiando di portare nel vecchio continente il secondo Major consecutivo dopo l’Augusta Masters di Danny Willett, e mandare così un forte segnale agli statunitensi. Il finale però è stato alquanto diverso, con i golfisti di casa presenti in 3 delle prime 4 posizioni.

Ce l’ha fatta Dustin Johnson, che molto spesso ha già annusato un titolo Major, senza mai riuscire ad afferrarlo del tutto. Questa volta la leaderboard è sua, e gli U.S. Open divengono il personale decimo sigillo in carriera nel circuito. Una vittoria che premia la solidità e l’umiltà di questo ragazzo 31enne, che regala alla sua famiglia questa importantissima perla: “C’è una vocina dentro di me che mi dice sì, ce l’hai fatta. E’ bello vincere un titolo di questa importanza facendolo nel giorno della festa del papà”. Primi pensieri rivolti ai figli, come nel caso di Willett, divenuto papà due settimane prima di volare ad Augusta e compiere un autentico miracolo sportivo.

Johnson entra nel gotha del golf, e lo fa nell’anno Olimpico. Hanno invece deluso i partecipanti più attesi. Malissimo Rory McIlroy. Il nordirlandese, incapace di superare indenne il cut, da quest’oggi dovrà iniziare a porsi degli interrogativi. L’americano Jordan Spieth, lontanissimo dalle posizioni che contano, probabilmente non ha ancora smaltito la delusione post Augusta Masters, e lo si vede nel suo gioco timido. Per Jason Day è stato invece un U.S. Open a due facce: la prima indecorosa per un campione del suo calibro, la seconda vibrante e sempre sul pezzo. L’australiano è stato penalizzato da un primo round pessimo. La strepitosa rimonta, durata per due interi round, lo ha privato di energie fisiche e soprattutto mentali, che sarebbero state utilissime in vista del rush finale.

Parliamo infine del nostro Matteo Manassero. Giunto sul difficile percorso dell’Oakmont Country Club da qualificato, il veronese non ha sfigurato, chiudendo il week-end al 46° posto. Piccoli segnali di risveglio che fanno ben sperare in vista dei prossimi eventi. Il golf italiano ha sempre bisogno di lui.

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ciro.salvini@oasport.it

Foto:Official Twitter European Tour

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