Volley, Bonitta all’ultima recita: una nuova Italia, a sua misura, tra meriti ed errori. Un nuovo miracolo: si vola a Rio!

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Marco Bonitta ha compiuto una nuova impresa. I detrattori lo negheranno, i suoi seguaci lo riconosceranno ma l’affermazione esprime chiaramente quanto realizzato dalla nostra Nazionale di volley femminile che si è qualificata alle Olimpiadi 2016 attraverso un cammino complesso, difficile, insidioso.

Il pass a cinque cerchi era tutt’altro che scontato, soprattutto per come si era messa la situazione ad Ankara dopo degli Europei deludenti in cui le azzurre sono andate letteralmente in affanno (saremo costretti a disputare le qualificazione a settembre, quando debutterà il nuovo CT, ma ora non pensiamoci).

All’ultimo ruggito da CT, prima di vestire i panni del General Manager a Ravenna (salvo ripensamenti dell’ultimo minuto), Marco Bonitta ha saputo ottenere la seconda qualificazione a guida dell’Italia (la terza personale considerando anche quella del 2008 con la Polonia).

 

Un’autentica missione perché in questa Nazionale c’è tantissimo di Bonitta. A partire dal Club Italia che lui tanto ha voluto in Serie A1, tra lo scetticismo generale e i nasi storti di molti club. Intanto Egonu, Orro, Danesi (oltre a Malinov che ha giocato poco e a Guerra lasciata a casa) sono ormai pedine fondamentali per la squadra azzurra e guarda caso sono cercate/acquistate anche dalle varie società (accantoniamo il discorso…). Il romagnolo ha lasciato in eredità un patrimonio ormai già esperto per potersi mettere in mostra anche sui palcoscenici più importanti.

 

Per un coach che ha vinto un Mondiale, una qualificazione a cinque cerchi (peraltro non la prima in carriera) potrebbe sembrare un’emozione da poco ma per come è stata ottenuta l’entusiasmo sarà a mille.

  • Ha puntato ancora su questo mix di giovani e veterane, dando fiducia nuovamente all’eterna Del Core e alle sue ragazze del Club che ci avevano salvato da Ankara
  • Ha saputo pescare un’inattesa Sylla
  • Ha avuto il coraggio di escludere Valentina Diouf alla vigilia del torneo (una scelta che, come da pronostico, ha creato un polverone probabilmente esagerato)
  • Si è preso la responsabilità, in un lasso di tempo ridottissimo, di schierare titolare Francesca Piccinini e poi di bocciarla per mancanza di prestazioni di rilievo: tutt’altro che facile
  • Ha “azzardato” Paola Egonu da opposto, ritornando indietro di qualche stagione, riconoscendo probabilmente un errore di ruolo e venendo premiato dai risultati

 

Questi sono solo alcuni dei meriti del CT che vogliamo evidenziare. In mezzo anche ad alcuni errori com’è normale che sia e come lui stesso ha ammesso: l’importante è averli risolti. Ancora una volta, però, ha vinto lui. E chi ha vinto ha sempre ragione.

Certo non c’è da esaltarsi al massimo visto che questa Italia ha dimostrato di essere inferiore a tante big (Russia e Olanda su tutte) ma quanto meno ha tirato fuori gli artigli e ha fatto il suo, cosa tutt’altro che scontata. Il quarto posto dei Mondiali 2014 è qualcosa di molto lontano e prima si capisce, meglio è.

 

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