MotoGP: il Mugello assediato dai ‘talebani’ del tifo. Comunicazione e cultura sportiva sul banco degli imputati

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Una premessa è d’obbligo. Chi vi scrive sostiene da poco di più di 20 anni Valentino Rossi per la sua innata qualità di tramutare il divertimento nel gareggiare in risultati e vittorie, con grande determinazione e voglia di mettersi in discussione. Un modello da questo punto di vista che tuttavia è stato strumentalizzato per visibilità, guadagni ed influenzare inevitabilmente un pubblico con scarsa cultura sportiva.

Mi spiego meglio. Gli atti di inciviltà che hanno caratterizzato il GP di Italia quest’anno come anche in altre stagioni, di alcuni tifosi presenti all’evento,  non possono essere sottovalutati e vanno analizzati. Non è accettabile dire: “Si dai, sono quattro scalmanati, gli altri erano lì per divertirsi”; “Gli applausi hanno sovrastato i fischi”; “Non è giusto dare spazio a persone che non meritano attenzione”. No, non ci sta. Non può essere tollerato che ci siano persone protagoniste di “riti” contro i rivali di Valentino e tramutare il Mugello in un gigantesca corrida nella quale chi sostiene altri piloti venga quasi sconsigliato a non prendervi parte.

Da dove nasce dunque questo fenomeno dei “talebani” del tifo, secondo i quali il motociclismo è solo Valentino e tutto il resto non esiste? Quali sono le radici di questo “fondamentalismo”?

Proviamo a fornire delle risposte per punti.

PUNTO NUMERO 1: Scarsa cultura sportiva

Quando si analizza un problema, bisogna sempre partire dalle basi. Le esacerbazioni citate affondano le radici in un modo di concepire lo sport errato. La partecipazione emotiva, tratto caratterizzante del nostro modo di essere latini, ha superato i limiti di guardia per un concetto, legato al darsi agonistico, completamente sbagliato. Non seguiamo più una manifestazione sportiva, nella maggior parte dei casi, perchè si ha piacere di assistere ad un incontro dal vivo, in grado di dare sensazioni ed emozioni particolari, ma per veder vincere il proprio beniamino e denigrare i rivali. Il gusto della vittoria a qualsiasi costo conta di più ed è prioritario arrivare primi, il secondo è il primo degli sconfitti. Assiomi ormai impressi nelle pietre che in ogni circostanza vengono fuori soprattutto in ambito calcistico e talvolta si trasferiscono altrove per le ragioni che tratteremo. Una questione culturale dunque, dove manca, di fatto, una formazione adeguata e nella quale i bambini che praticano diversi sport subiscono pressioni eccessive dai propri cari per la conquista di un successo immediato. Risultato? Tanti fallimenti precoci o giovani che rendono maggiormente in età adolescenziale piuttosto che in quella matura col trasferimento di certi concetti nel modo di essere spettatore.

PUNTO NUMERO 2: Una comunicazione sbagliata

Dunque la causa è la cultura sportiva inesistente ma le conseguenze? Senz’altro una società poco istruita comporta che i media, per questioni di marketing e sopravvivenza economica, si adattino al tessuto sociale mettendo da parte la loro iniziale funzione pedagogica, dedicandosi soltanto alla vendita del prodotto e garantendo maggiore visibilità e denaro. In questo senso, il personaggio Valentino Rossi è stato veicolato molto abilmente e, grazie anche ad una personalità particolare e non solo ai suoi straordinari risultati, diventato una “gallina dalle uova d’oro”. Dipingere Valentino come santo o diavolo è esercizio quotidiano di televisioni, blog, informazioni varie sul web in cui tutti o quasi si schierano nel partito degli “amanti” ed in quello dei detrattori incondizionati. Una comunicazione sbagliata, dunque, volta a dividere e non ad aggregare.

PUNTO NUMERO 3: La responsabilità dei principali attori, vale a dire i piloti

L’ultimo punto di questa dissertazione che forse starà anche tediando riguarda anche l’interazione dei piloti che, inevitabilmente, condiziona l’agire della collettività, soprattutto perchè priva di certi riferimenti. Ebbene gli scambi dialettici tra Rossi e Jorge Lorenzo degli ultimi tempi sono stati poco costruttivi dal momento che il rispetto tra sportivi non deve mai mancare e tutto esaurirsi quando i motori sono spenti. Continuare a stuzzicarsi, davanti ai microfoni, non è sintomo di grande intelligenza e forse sarebbe meglio parlarsi entro quattro mura piuttosto che giocare a prendersi in giro una volta si e l’altra pure. Le parole hanno un peso rilevante ed hanno conseguenze.

Nessuno quindi può esimersi dalle proprie responsabilità per quanto è avvenuto al Mugello e se, forse, cominciassimo a condannare con forza ed a lavorare a tutti i livelli, in prospettiva, le cose potrebbero cambiare. Qualcuno ha detto: “Ma si, basta che Valentino smette di correre e si risolve”. Si, probabile, ma solo per il motociclismo perchè magari la massa sarà attratta da altro e ci ritroveremo a dedicare approfondimenti come questo in altri contesti, chissà a partire dai campi di periferia dove i tram non vanno avanti più.

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2 thoughts on “MotoGP: il Mugello assediato dai ‘talebani’ del tifo. Comunicazione e cultura sportiva sul banco degli imputati”

  1. Nany74 scrive:

    Non ho visto quello che è successo, ma basta leggere queste righe per rendersi conto che nessuno sport è “esente” dai cretini che lo guardano. Sia chiaro, non faccio di tutte le erbe un fascio, ma riallacciandomi all’ultima citazione sui campetti di periferia: basta guardare (ed ascoltare) cosa dicono e fanno i genitori che guardano la partita dei figli, magari della categoria pulcini. A volte mi vergogno io per loro!! E la cosa si vede anche nel volley giovanile (il mio sport, se non si fosse capito..), ma per fortuna, crescendo la cosa sfuma molto…….almeno per ora! Non voglio andare off topic per cui mi fermo qui, concordando con la libertà di espressione, ma accodandomi alla speranza che nella testa della gente, lo sport, qualunque esso sia, torni ad essere sinonimo di aggregazione, anche con magliette e cappellini di colore diverso!

  2. Luca46 scrive:

    Purtroppo quanto successo non si può risolvere a motori spenti. Non si risolverà mai. Finchè non ci sono episodi di violenza penso che il pubblico sia nel diritto di esprimere il proprio disprezzo. Certo tutti ci auspichiamo atmosfere migliori ma a volte non è possibile. È stata qualcosa che ha segnato questo sport, qualcosa di troppo grande.

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