MotoGP, analisi GP Italia 2016: Lorenzo-Marquez spiccano il volo dal Mugello, ma Valentino Rossi ha gli argomenti per crederci

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Dopo un anno, sono ancora loro i veri grandi protagonisti della MotoGP, quelli che “valgono il prezzo del biglietto” quando si muovono, parlano, decidono di battagliare senza esclusioni di colpi. Gli sviluppi della gara del Mugello ci hanno regalato e privato al contempo di un grande spettacolo, che ha conciliato con la sublime bellezza di questo sport (il duello finale Lorenzo-Marquez), e di colui che sarebbe stato sicuro protagonista della contesa.

Il beffardo colpo di sfortuna di Casa Yamaha (lo stesso guaio al motore che aveva colpito Jorge Lorenzo nel corso dell’indolore warm up mattutino ha poi costretto al ritiro Valentino Rossi in gara…) ha impedito al proprietario ideale del teatro toscano di mettere in scena sul suo palcoscenico la pièce che aveva preparato per bene fin dal giorno prima: sconfiggere il nemico sul campo, attraverso uno scontro diretto scaccia “se e ma”. E tifosi in delirio…

La realtà effettuale, espressione tanto cara ad un politologo che cinquecento anni fa da quelle parti fece scuola, ha dato in eredità ben altro… Rossi aveva un gran passo, lo ha ammesso anche Lorenzo (non quello contemporaneo al suddetto politologo, però…), e la sua impeccabile condotta di gara lasciava presagire l’attacco giusto al momento giusto. L’acme italo-spagnola non c’è stata, tuttavia, quello che hanno combinato i due iberici è stato altrettanto significativo.

Saranno anche compañeros, ma alzi la mano chi ha visto un Marc “bonario” nei confronti di Jorge in quel fantastico ultimo giro. Nonostante le bizze della sua RC213V, il campione di Cervera inseguirà la sua quinta corona iridata fino alla fine, sarà molto più di una mina vagante e non ci saranno bandiere comuni prima dello champagne sul podio. Lo Squalo, da par suo, ha oggettivamente dipinto uno dei maggiori capolavori della sua carriera: il modo in cui ha conquistato il GP d’Italia sarebbe dovuto essere da applausi per tutti. Non è simpatico, assodato, ci sa fare con le “alleanze”, ok, ma ieri ha dimostrato ancora una volta che in moto è un Campione.

All’indomani del Gran Premio d’Italia la classifica iridata recita: Lorenzo 115, Marquez 105, Rossi 78. Basandosi sul mero dato numerico, il distacco del tavulliese dal maiorchino è più che importante, una gara e mezza di svantaggio, e lo stesso Cabroçito è molto più vicino al suo connazionale che al Dottore.

Eppure Valentino ha lasciato la Toscana con argomenti concreti per crederci ancora. Come lui stesso ha affermato nel post-gara, a differenza del 2015, quest’anno è veloce quanto se non più del compagno di squadra; ha dimostrato di poter reggere e come il corpo a corpo contro chicchessia; sa ancora partire dalla prima casella ed ha una solidità mentale pazzesca.

Mancano 12 GP alla fine delle danze, 300 punti tondi tondi in palio, e questo Mondiale 1.0 per ciò che concerne gomme, elettronica e “pregressi pericolosi” sta dimostrando che il famigerato “zero” può colpire con estrema facilità anche i top riders. Così come potrebbe diventare un fattore decisivo il meteo, fin qui abbastanza clemente…

La materia prima c’è (doppio mancamento del motore di ieri a parte…), l’intelligenza, l’esperienza e il coraggio per affrontare al meglio le eventuali variabili impazzite anche. Perché Vale dovrebbe già rinunciare al titolo 2016?

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giuseppe.urbano@oasport.it

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